Attenzione
Egisto, il nostro poeta
Lo chansonnier merita un posto nel Pantheon della città
di ADOLFO LIPPI
Tra la poesia laureata (Montale, Ungaretti, la Merini) e le canzonette del Festival di Sanremo vi è una vasta area di autori. Vi appartenne, senza dubbio alcuno, Egisto Malfatti così come Piero Ciampi a Livorno così come gli chansonniers francesi. E ne è di sicuro capo-scuola Paolo Conte che ormai è una leggenda. Così come i francesi Jacques Brel o Nino Ferrer. Però, di Egisto Malfatti, Viareggio si ricorda. Stasera gli dedicheranno un grande spettacolo ad honorem. Ed io lo indico tra coloro che meriterebbero una strada intitolata, tanti sono i suoi meriti.
Ma una questione va sollevata: Egisto Malfatti si può collocare nel "Pantheon" dei viareggini celebri assieme a Lorenzo Viani, a Giacomo Puccini, a Mario Marcucci, a Silvio Micheli, a Mario Tobino, a Fausto Maria Liberatore, ad Uberto Bonetti, a Paolo Barsacchi? Insomma lui che scrisse leggerissime, incantate, popolari rime, può essere accolto tra quelli che merita innalzare perché fanno radici ed identità di un popolo?
Beh, Cesare Garboli (anche egli da Pantheon) storcerebbe la bocca. Garboli, un critico di levatura europea, non l'avrebbe nemmeno letto, né avrebbe scritto, come non scrisse per Leonida Repaci (dal quale ereditò poi il Premio Letterario di Viareggio). Epperò ogni volta che una canzone di Malfatti entra nelle orecchie, a tanti si rimescola il sangue e se anche mai ebbe fama nazionale (a differenza degli altri Grandi) le sue filastrocche capolavori ("Passeggiata Margherita", "Viareggio timida", "Le donnine dei tigli") mescolano suoni e colori come pochissimi han saputo fare; e fanno rivivere tempi e personaggi dando loro tra una lacrima e una risata una vita eterna che è la vita del Carnevale. E non solo.
Di lui hanno ben raccontato Stefano Pasquinucci (che è stato anche presidente della Fondazione Carnevale), Angelo Dionigi Fornaciari, pittore noto e scenografico di tanti testi malfattiani, Adriano Barghetti che di continuo lo rievoca in spettacoli di successo.
Io ebbi con Egisto un incontro e uno scontro. Dico dell'uno e dell'altro perché specie lo scontro significò l'abbandono di Egisto per alcuni anni.
L'incontro "fatale" lo ebbi da bimbetto. La città tornava a vivere dopo la guerra, al Politeama (si era nel '46) si allestì la festa della canzonetta così come sui viali a mare tornavano a comparire i carri.
Le mie zie, che sapevano a memoria tutte le canzoni carnevalesche, mi portarono a teatro. E fu un evento specialissimo perché ad applaudire Egisto vi era la bellissima bionda Delia Scala, la prima donna che io vidi sgambettare in visone mentre le nostre mamme e zie erano ancora tutte nere per la guerra, la fame e la miseria.
Le luci del Politeama mi intrigano. Egisto divenne per noi ragazzi un mito e ne ripetevamo perfino a scuola le sue gags strepitose.
Passati tanti anni, la Festa della Canzonetta languì. Allora Egisto ebbe un sostanzioso aiuto economico dal comitato carnevale e siccome uno dei capi-intesta era il professor Marcello Nardi (leader del neo-fascista Msi) accadde che alcuni figuranti dello spettacolo venissero vestiti da balilla.
Scoppiò la buriana. Non credo che Egisto (che pur conservatore era) lo facesse apposta. Però Giovanni Angelici, giornalista acutissimo e maestro di tanti di noi, lo beccò (Angelici era un democristiano progressista) e mi istigò a scrivere di Malfatti tutto il male possibile. Cosa che feci.
Egisto ci rimase basito. E pensando di aver fatto il suo tempo se ne andò a Sanremo. Sconfortato perché i viareggini (ai quali aveva dato un teatro meraviglioso e fantasioso) non lo avevano difeso. Poi però grazie a Spartaco Zappelli (impresario edile, comunista e carnevalaro) tornò. E per alcuni anni vi furono due feste della canzonetta, quella di Malfatti e quella di Cinquini (poi di Casani) che io per cinque edizioni ebbi a scrivere il copione (regia di Franz Arrighini).
Dunque Malfatti l'ho davvero studiato a fondo. Intanto com'era? Era un teatrante affabulatore, possedeva uno sguardo magnetico, quando appariva dal fondo buio del palcoscenico già il pubblico era catturato, avvinto, preso e compreso. Ogni suo gesto (ed era misuratissimo, di una teatralità giapponese) provocava entusiasmo. Un po' come Gigi Proietti quando lo ascolti in un teatro romano. Certamente Malfatti aveva imparato le lezioni dei grandi, da Petrolini e Zacconi, attori che frequentarono e molto Viareggio.
Questa magia lo rendeva poi fortunatissimo con le donne. Le ragazze e le signore-bene impazzivano per lui. Le travolgeva, le incantava. Era un tombeur magistrale e a Viareggio se lo contendevano i migliori salotti (che allora esistevano) e spesso doveva starsene chiuso in casa perché dopo gli spettacoli se lo strappavano di mano.
Poi recitava e cantava rime che lui stesso scriveva e bene. Erano e sono, alcuni, dei veri gioielli. Bisogna andare su Gozzano per trovare tanto gusto alle cose semplici, usuali, quotidiane. Egisto era il cantore di una città vecchia, sentimentale, che lui ricordava e riproponeva mentre già le case erano invase di elettrodomestici, viaggiavano le prime Fiat 600, si leggevano Moravia e Pasolini e al cinema davano "Rocco e i suoi fratelli".
Lui non si accorgeva di questi rapidi cambi. Lui restava il cantore di una via Garibaldi (vicino alla piazza Grande e alla Santissima Annunziata) senza comodità e senza tempo, di una Viareggio che non era quella blasonata descritta da Mario Tobino, nemmeno però quella lacera di Viani. Era una città di piccolissima borghesia relegata attorno alle chiese (Egisto da bambino aveva cantato ai funerali di Puccini), al mercato, una "Spoon river" di anarchici, di pescatori, di fabbretti, di bevitori che tenevano in salotto le cineserie e il quadro della Madonna dei dolori a capo del letto.
Una volta che la Rai mi fece fare la regia di un ampio documentario sul Carnevale io convocai Egisto sulla battima di piazza Mazzini e lui, chitarra alla mano, cantò al tramonto un indimenticabile "Passeggiata Margherita", con la voce già roca della vecchiaia, sempre però carica di passione e suggestioni e toni così struggenti da far accapponare la pelle.
Egisto Malfatti deve avere una via. Anche se in tutte le strade viareggine sapp. iamo dov'è.
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