Gioco
Addio a Lida Capovani rese grande la cucina del ristorante Rocchetta
Il marito era il cavalier Antonio Marchi, fiero nostalgico Ma lei volle sempre tenere separati lavoro e politica
PIETRASANTA. In fondo a Lida Capovani, anima culinaria del ristorante La Rocchetta, del “pollo in camicia nera” o degli “spaghetti giovinezza” era sempre importato il giusto. Poca enfasi, chiacchiere zero, tanta sostanza in cucina: l’oratore di famiglia era il marito, il cavaliere Antonio Marchi, lui sì fieramente saldo nei suoi principi destrorsi, nostalgico ostentato del «Quando c’era lui». Lida, scomparsa mercoledì scorso all’età di 89 anni, viveva dei suoi sussurri, del suo amore per la famiglia, di quella passione per la cucina. Tanto da riuscire a trasformare nel tempo una “merenderia” come tante in uno dei ristoranti più conosciuti e frequentati della Versilia. Grazie alla sua cucina, certo, ma grazie anche alla vis verbale del marito - deceduto anni fa - che in una Pietrasanta diffusamente rossa non esitava a provocare con le parole e appunto i nomi delle pietanze, i compagni che si recavano a pranzo e a cena in quell’eremo elegantemente avvinghiato su un colle di Montiscendi.
«Ho assistito a litigate che voi umani... ricordo le spericolate digressioni verbali fra mio padre e il sindaco Cecchi Pandolfini: parole ruvide, toni concitati, ma poi l’intelligenza e l’educazione sanavano tutto. E la settimana dopo il Cecchi era di nuovo al suo tavolo, alla Rocchetta. Perché lui e mio padre parlavano e parlavano per ore. Mio padre adorava intrattenere e confrontarsi. Mai venendo meno alle sue idee. Provocava e si divertiva, ma sapeva stare bene con tutti», racconta Marco Marchi, un passato fra Msi e An, già vicesindaco, già presidente di Ersu e oggi primattore alla Rocchetta insieme alla moglie Marta. «Mamma no, ha sempre voluto separare la politica dal lavoro, le idee dalla sua cucina. Una donna all’antica, una madre premurosa con il sottoscritto e mio fratello Massimo e ancora una nonna dolcissima con i suoi 4 nipoti. Sapeva farsi volere bene. La cucina della Rocchetta è nata e cresciuta grazie a lei. Ma preferiva stare nell’ombra, un po’ in disparte. Un sorriso e tornava a lavorare».
Una cuoca provetta, Lida, esperta ed originale. E fu proprio il suo estro e la sua bravura a portarla a vincere anche un premio: il David per la cucina. Il riconoscimento le fu assegnato in modo particolare per il suo famosissimo “Stinco della castellana”. Famosissimo e discretamente copiato, con risultati non sempre esaltanti, da altri chef. «Fino a quando ha potuto, ha continuato a lavorare - aggiunge il figlio Marco - a consigliare, a raccomandarsi con tutti noi». Poi l'età, la stanchezza, la voglia di riposarsi. Di ricordare quello che era stato. E ieri pomeriggio, nella chiesa di Strettoia, sono stati in tanti a dare a Lida un ultimo saluto. Un lungo abbraccio nel ricordo di una pezzo di storia di Pietrasanta.
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