Sicurezza
«Acquedotto industriale? Un buco nell’acqua»
Le parole del curatore Bellomo. Incentivi alla progettazione pagati ma l’opera non è mai esistita
VIAREGGIO. L’acquedotto industriale? È stato un buco nell’acqua» sono le parole pronunciate qualche tempo fa dal curatore della Viareggio Patrimonio, Donato Bellomo. Che oggi tornano alla mente del cronista di fronte alla risposta del direttore di Gaia, Paolo Peruzzi: «Un acquedotto industriale? Non ne so niente, mai sentito. E comunque è un tipo di progetto molto oneroso che in tutta Italia è stato abbandonato». Un buco nell’acqua pagato con denaro pubblico, come mettono in evidenza le carte di carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca (2014-2015) e come sottolinea l’ispettore del ministero dell’economia (Mef) Luciano Cimbolini nella sua relazione datata 2014 che affronta i rapporti Comuni-Patrimonio anche dal punto di vista degli incentivi alla progettazione. Ci sarebbe stato tutto il tempo di intervenire sulle responsabilità se l’inchiesta dei carabinieri non fosse andata a sbattere contro il provvedimento del Gip del Tribunale di Lucca che non si avventura neppure sul terreno dei riscontri sulla parte degli incentivi alla progettazione erogati per opere mai realizzati. E se l’inchiesta della Procura sulla relazione di Cimbolini avesse avuto effetti, dato che ad oggi niente più è dato sapere. Perché è nel 2011 che il ministero dell’ambiente inoltra all’Ato richiesta di informazioni evidenziando «una criticità in merito all’erogazione formale del contributo spettante residuo», come si legge nel Piano operativo aziendale della Viareggio Patrimonio (2011), la società che l’opera avrebbe dovuto realizzare. Al 2010, è ancora il Poa, «nessuna opera e/o investimento a tale titolo è stata eseguita e ciò a causa di insufficienza di risorse finanziarie. Gli investimenti previsti per l’anno 2010 sono stati trasferiti all’esercizio 2011».
Sea Acque (poi diventata la Patrimonio) - spiegava al “Tirreno” nel 2012 Giuseppe Vitiello - «ottenne un finanziamento di 3,5 milioni di euro dal ministero dell’ambiente per realizzare un impianto di depurazione completamente innovativo che, utilizzando membrane di ultrafiltrazione, producesse giornalmente 6mila metri cubi di acqua da destinare a scopi irrigui e a scopi industriali». Per quell’opera «a tutt’oggi inesistente» - scrivono i carabinieri di Lucca nell’estate 2014 - l’equipe dell’allora dirigente dei lavori pubblici, Riccardo Raffelli, riscosse 73.335.20 euro.
«Appare evidente - scrive l’ispettore del Mef - che in questi casi i rapporti finanziari con le società partecipate sono stati utilizzati come strumento per eludere i vincoli derivanti dai contratti collettivi nazionali per il riconoscimento degli incentivi al personale e superare in modo artificioso i limiti derivanti dall'oggettiva situazione di precarietà finanziaria del bilancio comunale». Di fronte a questo quadro così dettagliato. le autorità competenti per quanto ancora possono continuare a chiudere gli occhi? (d.f.)
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