Il Tirreno

Versilia

La guardia di Finanza indaga sul fallimento della Viareggio Patrimonio

di Donatella Francesconi
La guardia di Finanza indaga sul fallimento della Viareggio Patrimonio

Avviata la ricerca delle responsabilità Il curatore Bellomo: «Obbligo di riservatezza»

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VIAREGGIO. Guardia di finanza al lavoro sul fallimento della Viareggio Patrimonio. La fase dell’accertamento delle responsabilità sembra arrivata e non c’è prescrizione che tenga: la società in house è stata dichiarata fallita nel settembre 2015 ed un mese dopo stessa sorte è toccata alla Viareggio Versilia Congressi, con conseguente chiusura del “Principino” che oggi all’asta con la prospettiva di finire acquistato per due soldi. E se Donato Bellomo, curatore nominato dal Tribunale di Lucca, è impegnato nelle gestione più contabile del fallimento, ora sembra scattata l’ora della verifica su cosa e chi hanno portato al disastro.

La presidente Annamaria Pacilio ha convocato la commissione di vigilanza e controllo sulla Patrimonio. Bellomo ha declinato l’invito a partecipare con la cortesia e la professionalità che lo contraddistinguono: «Risposte relative al tema dell'accertamento delle eventuali responsabilità del dissesto, in questa fase, dopo quella operativa dell'esercizio provvisorio e del difficile passaggio di consegne dei servizi costituirebbe atto non concesso a chi scrive in relazione agli obblighi di riservatezza che fanno carico ai curatori». Di più non è dato sapere, come è giusto che sia. Ma grattando un po’ la pancia ai corridoi del Comune emerge - appunto - che sulla vicenda sta lavorando la guardia di finanza, nuovamente avvistata in Municipio in questi primi mesi dell’anno nuovo dopo il periodo 2014-2016 in cui il nucleo messo insieme dal Comando provinciale di Lucca (guidato dal colonnello Gianluca Filippi) ha “navigato” tra le carte dell’Ente pubblico dopo i rilievi penali contenuti nella relazione dell’ispettore del ministero dell’economia (Mef) Luciano Cimbolini. I risultati di quel lavoro sono sul tavolo della Procura di Lucca, oggi guidata da Pietro Suchan. E niente se ne è più saputo, mentre la città aspetta risposte sulle responsabilità del crac che ha visto dichiarare il dissesto, fallire la Patrimonio, destinare alla vendita numerosi beni pubblici, quasi dissolvere la galassia di società partecipate (e quelle rimaste sono gravate di domande sulle quali non si è potuto avere risposte, nonostante il lavoro degli inquirenti).

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Oggi le indagini sembrano ripartire da quella Viareggio Patrimonio nata nel 2006 (Giunta Marcucci), quando la Corte dei Conti (che su Viareggio molto ha scritto senza effetto) già intravedeva ombre nei conti viareggini. Ed il Comune rispondeva che proprio la nascita della società in house avrebbe risolto i problemi. Ed infatti, lo sottolinea il Mef, proprio la Patrimonio è stato lo strumento per aggirare i vincoli del patto di stabilità.

Caricata di beni, servizi, progettazioni per opere mai realizzate (il depuratore industriale, come messo in luce dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca, ma anche dallo stesso Mef), la Patrimonio ha finito per mangiare se stessa. Ed è ancora tutta aperta la vicenda dei 24 milioni di tributi riscossi e non riversati al Comune (2012), così come non ci sono risposte a quei “buchi” nei software della riscossione denunciati proprio dal curatore Bellomo, appena messo piede in via San Francesco. E che dire del rapporto con la Viareggio Versilia Congressi cui erano affittati Centro congressi ed annesso stabilimento balneare? O del contenzioso dare/avere con i gestori degli impianti sportivi sui quali poco e male la Patrimonio è intervenuta nelle manutenzioni importanti, tanto che un bene come lo stadio Ferracci di Torre del Lago è ormai chiuso irrimediabilmente? Senza dimenticare gli appartamenti acquistati per milioni - poi destinati ad emergenza abitativa - sul libero mercato e senza uno straccio di bando pubblico. Gli stessi appartamenti che oggi nessuno gestisce e che dovranno essere messi in vendita come tutti i beni della società.

«Non si può assistere alla vendita del Principino, non si può pensare a come sta finendo la storia di questo straordinario monumento della città e non chiedersi: di chi è la colpa? Chi dobbiamo ringraziare? Chi, fra coloro che hanno amministrato la città, non deve tornare a farlo perché ha già fatto danni irreparabili?», scrive Massimiliano Baldini, capogruppo del Movimento cittadini. Che continua: «Al di là delle responsabilità giuridiche che saranno oggetto di verifica nelle sedi competenti, ribadisco che anche la classe politica dovrebbe avere la forza morale di darsi una risposta per quanto è accaduto. Non possiamo girarci da un'altra parte, continuare a far finta di nulla, lavarsene le mani e delegare solo alla magistratura l'accertamento di responsabilità che sussistono anche sul piano politico delle scelte che le amministrazioni passate hanno fatto e che si sono rivelate un disastro per Viareggio».

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