Il Tirreno

Versilia

Strage, la difesa Fs: attacco alle istituzioni

di Donatella Francesconi

Il lavoro della Procura considerato un attacco alla struttura di un pezzo dello Stato. Che non si è costituito parte civile

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VIAREGGIO. «Questo processo ha teso fin dall’inizio a smentire in linea di massima quello che ho detto, ma soprattutto la persona, la struttura, l’istituzione, e altre istituzioni che hanno apprezzato il lavoro straordinario fatto per l’Italia, non più e non solo dall’uomo. Ma soprattutto dalla struttura, da quel senso di coesione dato dall’obiettivo comune, l’entusiasmo di poter raggiungere dei risultati che è stato inculcato, che è stato iniettato e che ha funzionato». Parole dell’avvocato Armando D’Apote, difensore di Mauro Moretti, all’epoca del disastro ferroviario di Viareggio, nel 2009, era amministratore delegato del Gruppo Ferrovie. Un processo ad un pezzo di Stato - le Ferrovie, interamente a partecipazione pubblica - e dal quale lo Stato si è sottratto accettando per intero i quindici milioni di risarcimento per la ricostruzione (Governo Letta).

Èd è questo uno dei “nodi” centrali dell’intera vicenda giudiziaria che si snoda dalla notte maledetta del 29 giugno di quasi otto anni fa. Vicenda giudiziaria che va a chiudersi - con tutta probabilità - domani, al Polo fieristico di Lucca, dove è attesa la sentenza del Collegio giudicante (Tribunale di Lucca).

Ed allora, poiché - questa è la tesi dei difensori degli imputati di Ferrovie e delle sue aziende - «perché le parole del pubblico ministero durante questo processo, ma soprattutto nella fase finale, sono state così fortemente, così pervicacemente, così dolorosamente caratterizzate da – come è stato detto – riprovazione personale e biasimo nei confronti degli imputati, nei confronti dell’istituzione, nei confronti della struttura». Ecco cosa c’è davvero in ballo: un sistema che ha il “bollino” dello Stato. Esattamente come lo ha la Procura, come da parole dell’ex presidente del consiglio dei ministri Enrico Letta nel decidere la non costituzione dello Stato come parte civile: lo Stato è rappresentato dalla Procura. Una sorta di delega sul fronte della sicurezza ferroviaria, che l’Italia ha affidato all’Agenzia nazionale della sicurezza per le ferrovie che a Rfi, oggi più che mai, dovrebbe chiedere conto del’adesione alle prescrizioni derivante - sul caso-Viareggio - dalle raccomandazioni della Direzione generale per le investigazioni ferroviarie, che fa capo al ministero dei trasporti. Inevitabilmente un altro pezzo di Stato, sia pur considerato in una sorta di “mezzo servizio”. Anche di fronte a trentadue morti innocenti.

«Ho sentito parole intollerabili da taluno dei rappresentanti della difesa privata. Ma che si debba cogliere tanta riprovazione, tanto biasimo, tanto sarcasmo, da parte di chi rappresenta a sua volta lo Stato», sono ancora le parole dell’avvocato D’Apote, «questo francamente non lo capisco. Non sono ancora riuscito a capire perché».

Dentro un processo lungo tre anni in cui - sono ancora le parole del difensore - «si sono spese milioni di parole inutili, si sono raccolte centinaia di migliaia di carte, in gran parte inutili».

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