Il Tirreno

Versilia

Caso mafia in porto, la Mgl non avrà la concessione

di Donatella Francesconi
Caso mafia in porto, la Mgl non avrà la concessione

La società è stata colpita da interdittiva antimafia della Prefettura di Lucca I Cinque stelle avevano presentato un’interrogazione in Parlamento ad ottobre

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VIAREGGIO. Quella concessione di via Virgilio, nella Darsena viareggina, non andrà alla società “Mgl Yachting Service srl”. Così ha deciso l’Autorità portuale regionale con atto del 25 gennaio. Si tratta della società le cui titolari al 50% risultano - dalle informative dei carabinieri dei Nucleo investigativo di Lucca - sposate con esponenti della malavita organizzata con legami al clan dei Cursoti, ritenuto uno dei più violenti della mafia catanese. Della stessa società è stato nominato amministratore unico, il primo marzo 2016, il marito di una delle titolari, Giovanni De Maria, 54 anni, nato a Catania. L’altra è, invece, moglie di Ettore Cammarata, 74 anni, nato a Termini Imerese dove risulta avere ruoli in più di una società legata alle attività di pesca.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.14256088:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/10/15/news/mafia-in-porto-il-caso-in-regione-1.14256088]]Al termine di un procedimento amministrativo decisamente lungo (il Comitato che licenziò la pratica si tenne il 12 ottobre 2015) è stato decretato il diniego della Authority del segretario Fabrizio Morelli al rilascio della concessione a seguito di interdittiva antimafia pervenuta dalla Prefettura di Lucca.

A sollevare pubblicamente il caso delle infiltrazioni mafiose nel porto di Viareggio era stato il Movimento Cinque stelle con l’interrogazione che vedeva prima firmatario il senatore Mario Giarrusso, nell’ottobre scorso. Interrogazione ripresa dai consiglieri regionali del Movimento che avevano sollecitato, ed ottenuto, la risposta dell’assessore regionale, Vincenzo Ceccarelli sul caso-Mgl. «Un iter concessorio lungo un anno. Su questo servono risposte convincenti», erano state le parole del senatore Giarrusso. Nel rispondere in consiglio regionale, Ceccarelli spiegò. «Il Comitato portuale ha inteso approvare le risultanze dell’istruttoria conclusiva della procedura comparativa a favore della Mgl in linea esclusivamente tecnica, in quanto questa proposta garantiva la più proficua utilizzazione con un rilevante interesse pubblico. Sulla proposta progettuale di recupero dell’area ad uso cantiere e uffici si erano preventivamente espresse favorevolmente sia l’Agenzia del demanio sia la Capitaneria di porto di Viareggio».

Dal canto suo, Morelli aveva spiegato che l’«Autorità non ha ancora provveduto a richiedere la certificazione antimafia alla Prefettura». Mancava il business plan che la Mgl non aveva mia presentato, secondo l’iter che l’Autorità portuale regionale ha scelto di seguire: «Abbiamo provveduto a chiedere alla Mgl, nel giugno scorso, la redazione e l’invio del business plan, primo atto necessario al completamento dell’istruttoria», erano le parole di Morelli ad ottobre 2016. Solo al termine di questo iter sarebbe stata richiesta la certificazione antimafia all’azienda che già dall’anno prima aveva ottenuto un’altra concessione in Darsena.

In effetti, la Mgl non è un nome nuovo nel porto di Viareggio. Se ne accorgono i carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca quando attraversano tutta la Darsena facendo parlare anche i sassi nell’inchiesta che porterà all’arresto dell’allora nostromo del porto. Al quale in molti pagavano mazzette importanti e continuate per ormeggiare in banchine pubbliche sulle quali niente è dovuto per l’attracco, ma non la Mgl. Che godeva, dunque, di una sorta di “privilegio di legalità”.

I carabinieri “sbattono” di nuovo nella stessa società quando dal porto si allungano fino al Comune di Viareggio e mettono le mani su escavo, lavori pubblici (primo tra tutti il nuovo mercato ittico mai finito e per il quale - lo racconta ogni angolo di porto - vi sarebbe da sempre un interesse di Cammarata), gare per la ricerca dei soci delle partecipate dello stesso Comune. È l’inchiesta che va ad archiviazione dopo che il Gip Silvia Mugnaini decreta il no ad intercettazioni e perquisizioni chieste dagli inquirenti pm Fabio Origlio). Gli investigatori raccontano gli intrecci societari in porto, nei quali la Mgl - che recupera imbarcazioni dai leasing non pagati per conto degli Istituti di credito - è parte.

Certo, alla Mgl - ricevuto il diniego dell’Autorità portuale regionale - rimangono tutti gli strumenti di legge per avere ragione del provvedimento in materia di concessioni portuali. Ma sarà un percorso lungo e arduo, visto che altri familiari dei personaggi legati alla società si sono visti negare autorizzazione ad un’attività nel settore dei rifiuti, in Sicilia e appena nella scorsa estate, per gli stessi motivi che hanno portato al diniego dell’Authority toscana.

«Siamo di fronte ad un primo passo per il ripristino della legalità nel porto di Viareggio», è il commento a caldo del senatore Mario Giarrusso: «Un passo tardivo per il quale c’è stata la necessità dell’azione della stampa, che ha vigilato, e della denuncia del Movimento Cinque stelle. È una lezione per tutti, anche per l’amministrazione che non può essere distratta».

Amministrazione in senso ampio, è la riflessione che le parole del senatore suscitano, visto che nel Comitato portuale che ha dato il via libera alla pratica erano seduti il Comune di Viareggio, la Capitaneria, la Camera di Commercio, la stessa Regione Toscana.

«Resta il problema di una società in mano a soggetti attenzionati che è operativa nel porto di Viareggio», conclude Giarrusso: «Un segnale inquietante sul fronte della presenza della criminalità organizzata in Versilia». In seguito all’interrogazione, i Cinque stelle avevano chiesto una commissione antimafia dedicata alle vicende viareggine. Il diniego fresco di rilascio rafforza questa esigenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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