Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio
in seconda categoria

E sui carri piccoli spunta il faccione di Gentiloni

di Simone Pierotti
E sui carri piccoli spunta il faccione di Gentiloni

di Simone Pierotti VIAREGGIO Salire su nell'empireo del Carnevale di Viareggio o restare dove si è, continuare a costruire carri o scendere tra le maschere isolate. In seconda categoria è l'anno...

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di Simone Pierotti

VIAREGGIO

Salire su nell'empireo del Carnevale di Viareggio o restare dove si è, continuare a costruire carri o scendere tra le maschere isolate. In seconda categoria è l'anno della verità, quasi fosse l'ultima giornata di un campionato di calcio in cui lo scudetto non è stato ancora assegnato e la lotta per la retrocessione è tutt'altro che chiusa: i verdetti che saranno letti la sera di martedì 28 febbraio, combinati con i risultati di dodici mesi fa, determineranno chi avanzerà tra i carri grandi e chi dovrà invece abbandonare la categoria. Il bando di concorso parla chiaro: in caso di parità di piazzamenti nell'arco del biennio verrà promosso (o salvato) il carrista che si classificherà meglio nell'edizione che sta per iniziare. Stavolta più che mai, insomma, è davvero vietato sbagliare. E si riparte da una gerarchia ormai consolidatasi negli ultimi quattro anni - Jacopo Allegrucci davanti a tutti, Edoardo Ceragioli secondo, Luciano Tomei sul gradino più basso del podio ed Emilio Cinquini in quarta posizione.

Un amore così grande di Jacopo Allegrucci. Dopo aver centrato ben quattro vittorie consecutive, il dominatore pressoché incontrastato dei carri piccoli è a caccia della più importante - quella che gli spalancherebbe, dopo venti anni di gavetta, le porte della prima categoria. Il giovane artista viareggino prova a stupire per l'ennesima volta pubblico e giuria con un'allegoria sull'Italia: ispirandosi al titolo di una celebre canzone di Mario Del Monaco ripresa da Claudio Villa e dai Negramaro, rappresenta il Belpaese come una suadente donna che conserva i ricordi dei suoi molteplici amanti, immortalati in tante cornici d'argento dal sapore retrò. Per quanto non più giovanissima, l'Italia è ancora bella ed attrae losche figure in abiti da medico della peste che l'hanno sfruttata ma che sono pronti a farlo di nuovo per i propri interessi. Da segnalare il mascherone con il volto di Dario Fo, già previsto nel bozzetto prima della scomparsa del celebre attore.

La fabbrica di cioccolato di Edoardo Ceragioli. Cita invece il titolo di un fortunato romanzo di Roald Dahl il vicecampione in carica Ceragioli: il Willy Wonka in questione è l'ex presidente del consiglio Matteo Renzi. Lo scenario è esattamente il medesimo del libro e dei suoi adattamenti cinematografici: immersa in un paesaggio coloratissimo e costituito principalmente da dolciumi, la straordinaria "fabbrica di cioccolato" dove si prepara una gustosa crema alla nocciola è in realtà un bagno, nel quale l'ex sindaco di Firenze troneggia in tuba e giacca color porpora comodamente seduto sul water... A seguito delle dimissioni di Renzi il carrista ha dovuto apportare una modifica al progetto originario: il personaggio di Willy Wonka stringerà in mano un burattino di legno con il volto di Paolo Gentiloni, nuovo inquilino di Palazzo Chigi.

In fondo all'anima di Luciano Tomei. Qua la fonte d'ispirazione è il miracolo con cui San Francesco d'Assisi riuscì a rendere mansueto il terribile lupo di Gubbio: con questo carro Tomei vuole evidenziare come guarire dai propri 'lupi interiori' significhi prima di tutto far con sé stessi e riscoprire la semplicità e l'innocenza di quando si era bambini. Ecco quindi che, grazie alla capacità di un uomo mite ed umile capace allo stesso tempo di far breccia nel profondo dell'anima, anche un lupo feroce riesce a riconciliarsi con la sua storia e a rivivere le sue emozioni di cucciolo proprio perché si sente accolto ed amato. Come dire: in fondo al cuore di ognuno di noi, anche del carattere più duro e spigoloso, c'è del buono. Un messaggio che sarà trasmesso attraverso l'alternarsi di due scenari - la belva minacciosa da un lato, una bimba con un tenero lupetto dall'altro.

Anima bianca di Emilio Cinquini. Oggi come cinque anni fa, quando entrò in funzione per l'ultima volta il meccanismo di avanzamenti e retrocessioni, Cinquini è in piena lotta per non cadere tra le mascherate di gruppo: per provare a salvarsi ha così scelto un messaggio ecologista partendo da un'idea di Massimiliano Marmugi. Perché 'Anima bianca'? "Anima" perché è il cuore più antico della terra, è il ghiaccio, figlio di Adeano primordiale, e "Bianca" perché il ghiaccio è allo stesso tempo custode perfetto e fedele della nostra storia, silenzioso, monumentale. Il tema è dunque quello dello scioglimento dei ghiacciai nei due grandi circoli polari, liquefatti da un'industrializzazione scellerata che devasta l'ecosistema climatico, e dell'innalzamento del livello dei mari. Due orsi bianchi provano a fare da guardiani al loro territorio, ma lo scempio è ormai inarrestabile: il ghiacciaio è in avanzato stato di decomposizione e alcuni pinguini scappano spaventati, accelerando la fuga su alcuni scivoli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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