Gioco
Smantellata centrale della droga
Nei pressi del Kebab in via Aurelia sud giro d’affari da 100.000 euro con la cocaina: quattro in carcere
VIAREGGIO. I residenti e i commercianti della zona li vedevano tutti i giorni. Arrivavano dal resto dalla città, dalla Versilia e anche da fuori. Giovane e più maturi, operai e professionisti. Tutti lì per comprare cocaina: dalla minidose da 0,2 grammi, prezzo 20 euro, alle confezioni extralusso da 16.000 o 20.000 euro. Si fermavano a due passi dal Kebab e venivano serviti. Magari sotto un albero, come a Natale. Poi se ne andavano. Mentre lo spacciatore si confondeva tra i clienti del locale, per non dare nell’occhio.
Era un giro d’affari stimato in oltre 100.000 euro, quello creato su una delle strade principali della città. Quella via Aurelia sud che taglia il quartiere Varignano: da un lato le vecchie abitazioni e le vie storiche, dall’altro le case nuove alla Vetraia. Nel mezzo i negozi e le botteghe. Un pezzo di città vivo, fatto di gente onesta. Che non sopportava più quel viavai criminale alla luce del sole. E a cui i carabinieri hanno dato risposta. Arrestando e portando in carcere quattro persone e denunciandone altre cinque. Tutti elementi della rete di spacciatori che, tra il maggio e il settembre del 2016, hanno venduto almeno 600 dosi di cocaina, con 40.000 euro di incasso accertato. Anche se secondo i militari il “fatturato” toccava i cinque zeri. Con uno smercio complessivo di circa un chilo di stupefacente.
A finire in manette, dopo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice del tribunale di Lucca Riccardo Nerucci, sono stati Bachir Jarmouni, 27 anni; Abdelah Jarmouni, 34; Brahim Jarmouni, 53; Hichman Jallam, 25. Altri cinque sono stati denunciati: le quantità di droga vendute e accertate dai carabinieri, nel loro caso, erano minimali. Tutti e nove sono di nazionalità marocchina, nessuno di stanza in Versilia (eccetto Brahim, domiciliato a Viareggio). Quasi nessuno aveva il permesso di soggiorno, né una residenza fissa: vivevano tra Massa e la Liguria, senza però avere una casa come punto di riferimento. Un plotone invisibile e sfuggente. Catturato senza intercettazioni telefoniche: solo pedinamenti e appostamenti (in borghese o in uniforme) alla vecchia maniera. Consumando le suole, però, si raccoglie anche dopo mesi. E così è andata.
La rete dello spaccio era organizzata molto bene. Il Kebab era un punto di riferimento, ma senza essere direttamente coinvolto: nessuno scambio di droga avveniva all’interno del locale, estraneo al traffico di stupefacenti. I titolari rischiano comunque un provvedimento da parte della questura (leggi a fianco), perché la legge prevede una sorta di responsabilità oggettiva. Gli spacciatori si muovevano nei dintorni, confondendosi tra i clienti del Kebab. Oppure davano appuntamento ai compratori sotto il cavalcavia Barsacchi e nella consueta pineta di Ponente. Non è chiaro da dove si rifornissero: su questo saranno le indagini dell’Arma a dover far luce. Ma il quantitativo di droga smerciata era impressionante. In pochi mesi, il tempo di un’estate, i carabinieri hanno verificato la cessione di oltre 600 dosi di cocaina a decine di clienti, per un valore di almeno 40.000 euro. Qualche volta è stata venduta anche dell’eroina. Sono stati gli stessi acquirenti - circa una ventina quelli identificati e interrogati - a dirlo ai militari. Uno degli arrestati, Jallam, aveva un suo giro personale: da agosto ad ottobre avrebbe venduto da solo 790 dosi di cocaina e 25 di hashish.Incassando 15.800 euro. Lui è stato preso a Sarzana ed è finito in carcere a La Spezia. Gli altri tre sono tutti reclusi a Lucca.
@matteotuccini
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