Il Tirreno

Versilia

Morì sul lavoro in aprile il processo al cantiere navale

di Donatella Francesconi

Giuseppe Ferrandes, 56 anni, cadde da oltre quattro metri Ammesso come parte civile il Comitato Matteo Valenti

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VIAREGGIO. Era il 24 aprile 2015 e la famiglia di Giuseppe Ferrandes non dimenticherà mai quel giorno. Perché il titolare dell’omonima impresa di pulizie, al lavoro quel giorno nel cantiere Seven Stars Marine &Shipyard Srl (Navicelli, Pisa) non tornò a casa per cena. Al suo posto arrivò, invece, la notizia di correre in ospedale. Perché l’uomo, 56 anni, era caduto dall’imbarcazione a bordo della quale aveva terminato l’attività di pulizia.

La Procura di Pisa (pm Sisto Restuccia) ha chiesto il rinvio a giudizio per Davide Mugnaini e Roberto Guarducci, il primo amministratore unico della “Seven Stars”, ed il secondo incaricato del controllo e coordinamento delle gestione delle commesse e di fatto preposto ai lavori effettuati dalla ditta di pulizia di Ferrandes. Per entrambi l’accusa è di omicidio colposo. A difendere Mugnaini è l’avvocato Riccardo Carloni e Enrico Marzaduri (Foro di Lucca); il legale di Guarducci è, invece, Federico Febbo (Foro di Prato).

Ieri mattina, davanti al giudice per l'udienza preliminare Giulio Cesare Cipolletta, si sono costituiti parte civile la moglie, la figlia, la madre, i fratelli ed i cognati di Ferrandes, assistiti dagli avvocati Tiziano Nicoletti, Tiziana Pedonese, Andrea Bagatti (Foro di Lucca). Il giudice ha ammesso anche la parte civile Associazione Matteo Valenti, assistita dall'avvocato Maurizio Dalla Casa (Foro di Lucca). L’associazione viareggina, da tempo impegnata sul fronte della sicurezza sul lavoro e della cultura di prevenzione degli incidenti, ha scelto la strada della costituzione di parte civile anche nel processo per il disastro ferroviario del giugno 2009 a Viareggio.

Le parti civili hanno richiesto, ed il giudice ha ordinato, la citazione nel processo del responsabile civile società Seven Star Marine & Shipyard in persona del legale rappresentante pro-tempore, rinviando all'udienza del 19 aprile prossimo Ferrandes, quel 24 aprile di due anni fa, percorse il camminamento principale esterno lato sinistro della nave e, giunto in prossimità dell'apertura lato poppa della battegliola - non provvista né del relativo portello né di altro efficace tipo di protezione (così la ricostruzione delle indagini) - ma semplicemente occlusa con nylon fissato con nastro adesivo e, pertanto, parzialmente occultata, quasi sicuramente per aver inciampato in qualcosa, cadde nel vuoto da un'altezza di 4,62 metri e si schiantò a terra.

Un elemento centrale dell’inchiesta è quello relativo al luogo dal quale è avvenuta la caduta di Ferrandes. All’epoca si parò di una scala, che non c’era e che non c’è nell’atto di imputazione. Dove, invece, viene sottolineato come «sebbene il documento di valutazione dei rischi prevedesse come «tutte le aperture esistenti a bordo devono essere provviste di parapetto normale con tavola fermapiede o coperte con solide coperture», nel caso in specie «le quattro aperture presenti a bordo della nave motoryacht “Karianna” non disponevano di alcun tipo di parapetto essendo solo coperte da nylon, protezione che non garantiva i lavoratori contro i pericoli derivanti da urti o eventuali cadute». Inoltre, nella vicenda che è costata la vita a Giuseppe Ferrandes è stata «omessa la predisposizione di idonei punti di ancoraggio anticaduta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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