Gioco
Sanità nei guai, la politica si muove
La senatrice Granaiola incontra i vertici Asl: «Chiarezza anche sul caso Manfredi»
VIAREGGIO. I guai della sanità versiliese smuovono la politica. Oggi la senatrice Pd Manuela Granaiola incontra i vertici dell’Asl per parlare delle difficoltà sulle liste d’attesa, ma anche del pronto soccorso. Con l’ultimo episodio della morte di Ettore Manfredi, su cui peraltro le eventuali responsabilità mediche sono tutte da accertare: sarà la Procura, con l’indagine appena aperta, a chiarire.
«La notizia della morte del signor Manfredi, oltre al dispiacere - afferma la senatrice in una nota - non può che suscitare ulteriori preoccupazioni per la sanità versiliese. Se dal un lato le dichiarazioni dell’Asl ci rassicurano, dall’altro la notizia che il medico curante non abbia firmato la dichiarazione di morte riaccende inevitabilmente qualche dubbio e perplessità che auspichiamo possano essere fugate al più presto. Sarà mia cura nell’incontro di domani (oggi, ndr) sollecitare i vertici dell’azienda a fare chiarezza il prima possibile. Alla famiglia del signor Manfredi le mie più sentite condoglianze».
Sull’argomento interviene anche Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore: «Sicuramente è vero che ci sono molti casi in cui la sanità funziona e nessuno ne parla: d’altronde, è così sempre, perché le cose che funzionano non sono cose straordinarie, o almeno dovrebbero non esserlo ed essere, invece, la normalità; gli sforzi, enormi e silenziosi, della stragrande maggioranza di chi lavora nei corridoi, nelle stanze, agli sportelli, nelle sale sono oggi il vero motivo per cui la speranza e la fiducia non si perdono. Ma quando Regioni e aziende si trovano a gestire i tagli sulla sanità calati dall’alto (interpretando con le riforme l'opportunità - imposta - di un cambiamento che altrimenti sarebbe solo una diminuzione di risorse) c’è poco da dire: i cittadini, che tutto sono meno che stupidi, percepiscono i rischi e i pericoli di una finanza pubblica che assurge a ragione di Stato sopra e ben più in alto dell’idea di garantire un servizio universale ed essenziale».
«Così - prosegue Del Dotto - la morte di una persona diventa naturalmente l'origine di una serie di domande che tutti ci facciamo: che cosa è accaduto? È stato fatto tutto ciò che poteva essere fatto? Domande che sono espressione non solo della tensione sanamente “egoistica” a garantire a ciascuno di noi stessi che la nostra salute - e con essa la nostra vita - trovi sempre un valido aiuto in chi ha una missione di professione o di azienda: sono anche manifestazione palese della preoccupazione altruistica che tutte le persone abbiano a disposizione un servizio essenziale e irrinunciabile che, nella piena gratuità, svolge bene e con qualità quel lavoro di “manutenzione” della complessa macchina del corpo umano, facendo tutto quel che scienza e ricerca offrono per essere sereni nelle nostre effimere e mai troppo lunghe vite».
«Non ci basta e non può bastarci il sentirci rispondere che i protocolli sono stati rispettati - continua - ci mancherebbe altro che non lo fossero. Eppure, la spunta delle voci da fare, elencate nei protocolli, è importante ma non sufficiente: dietro quei protocolli ci sono gli esami, le analisi e le diagnosi che, caso per caso, il medico ha la gravissima e altissima responsabilità di gestire. Il punto è che ci vuole di più: ci serve un servizio sanitario amministrato con prudenza e precisione, che di fronte a una morte come questa ci dica che saranno fatte tutte le indagini interne del caso. Lo dobbiamo alla famiglia della persona che è morta; lo dobbiamo alla comunità e alle persone che gli hanno voluto bene. Lo dobbiamo anche al personale coinvolto nella vicenda».
«La sanità non è e non può essere semplicemente una prestazione di un algido servizio - conclude Del Dotto - si parla di esseri umani, persone, storie, vite, che incrociano un appassionato lavoro (quello dei medici) con un delicato bisogno (quello dei pazienti). La sanità ha un’anima, ha un cuore e ha il volto umano di chi indossa un camice e ci sta discretamente vicino nei momenti più delicati nostri o di una persona cara; chi ne ha la responsabilità di direzione e controllo, nel rispetto dell'interesse pubblico, ce lo deve ricordare con le proprie azioni e la propria responsabilità».
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