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Non ce l’ha fatta la donna che ha atteso il ricovero 2 giorni
VIAREGGIO. «Penso a quanto sia assurdo che nel 2017 si possa morire di polmonite», scrive Simonetta Bruciati sulla propria pagina Facebook, strumento utilizzato per raccontare l’esperienza fatta in...
VIAREGGIO. «Penso a quanto sia assurdo che nel 2017 si possa morire di polmonite», scrive Simonetta Bruciati sulla propria pagina Facebook, strumento utilizzato per raccontare l’esperienza fatta in questi giorni all’ospedale Versilia con la madre che è deceduta. Famiglia notissima in città, quella di Simonetta e sono decine e decine i messaggi di condoglianze. Così come sono davvero tante le testimonianza che si aggiungono a quelle della donna che ha testimoniato attraverso il sociale media i giorni trascorsi in ospedale. Un caso di cui si è occupato anche il “Tirreno”: Simonetta Bruciati e la sua madre hanno trascorso oltre 35 ore in Pronto soccorso, in quella che viene chiamata la “tonnara”, stanza unica nella quale sosta chi è in lista di attesa per un ricovero. «Mia madre poco fa è stata finalmente ricoverata in medicina», scrive Bruciati il 4 gennaio alle 20,09. Alle 14,48 il post che aveva attirato l’attenzione del cronista: «Mia madre è quasi 2 giorni che è in uno di quegli stanzoni con la tendina, in un marasma che non ti dico». Poche ore prima, alle 10,51, ecco la testimonianza direttamente dal Pronto soccorso: «Mia madre 88enne, cieca, 40 chili, si trova da ormai 38 ore al pronto soccorso del Versilia, in uno di quegli stanzoni con una miriade di letti separati da una tendina, senza mangiare, senza tra l'altro che noi le si possa stare vicino (se non per pochi minuti alla volta), in attesa di essere ricoverata in medicina per sospetta polmonite. Mi hanno detto che ci sono 27 persone che attendono per lo stesso reparto, quindi prevediamo che l'agonia sia molto lunga. Questi sono i risultati dei famosi "tagli" decretati da Rossi. E non vi dico che marasma c'è, ma è veramente incredibile, indecente e disumano! Il personale fa quello che può, ma sono i posti letto che mancano e i pazienti che non hanno possibilità di essere ricoverati rimangono ad ingolfare il Pronto soccorso che come adesso, trabocca».
Interpellato dal “Tirreno”, il primario Giuseppe Pepe, da poco insediatosi, rispondeva così in quelli che erano i giorni del grande afflusso, soprattutto anziani con patologie respiratorie importanti: «La direzione dell’Azienda sanitaria ha interpretato le criticità che abbiamo denunciato ed ha risposto in modo eccellente. Anche se, stando così la tendenza degli accessi, sicuramente non basterà». Perché il personale del Pronto soccorso sta lavorando al massimo. Chiunque sia in grado di reggersi in piedi è - - come si dice - “abile e arruolato”: «Ai colleghi, al personale tutto, non posso davvero chiedere di più». (d.f.)
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