La protesta
Rifiuti e degrado nei giardini dell’ex Chini
LIDO DI CAMAIORE. C’è di tutto: scarpe, rifiuti, vecchie batterie di macchine, erba alta e transenne abbandonate da mesi. È questo le scenario desolante che ci può vedere tutto intorno allo stabile...
LIDO DI CAMAIORE. C’è di tutto: scarpe, rifiuti, vecchie batterie di macchine, erba alta e transenne abbandonate da mesi. È questo le scenario desolante che ci può vedere tutto intorno allo stabile dove sorgeva l’Ex Chini in quella via Vittorio Emanuele che oggi è via Margherita Hack.
A chiedere spiegazioni di questo brutto spettacolo è un lettore del Tirreno, Daniele Massei, il quale in una lettera aperta al sindaco aveva chiesto spiegazioni all’amministrazioni: «Chiedo al bravo e gentile sindaco Del Dotto di fare chiarezza - scrive- il mio cuore muore ogni volta che passo davanti a uno dei luoghi più belli della mia vita, dove ho trascorso cinque anni splendidi, un posto significativo anche per la comunità».
A onor del vero l’amministrazione aveva provato a sollecitare i proprietari a bonificare l’area dell’ex scuola ma a nulla è servita l’ordinanza del Comune dell’aprile scorso in cui il sindaco aveva intimato la proprietà, la Coop Unieco di Reggio Emilia.
Il sindaco Del Dotto aveva chiesto infatti di rimuovere tempestivamente «le situazioni di degrado che si sono create» e prescrivendo «di adottare tutte le misure idonee a impedire l’occupazione abusiva». L’ordinanza stabiliva inoltre l’obbligo di «vigilare con frequenza affinché queste situazioni non si reiterino nel tempo anche avvalendosi di strumentazione tecnologica idonea». La proprietà aveva tempo quindici giorni per ottemperare alle indicazioni dal momento della ricezione dell’ordinanza.
Ma dopo mesi ancora non è stato fatto nulla. Sulle Scuole Chini però non sarebbe stata abbassata la guardia da parte del primo cittadino, assicurano da palazzo, «l’area - dicono - necessita di un attenzione elevatissima da parte di Coop Unieco perché si trova nel cuore di Lido di Camaiore. È volontà del Comune arrivare a una situazione: anche se questo significa ripulire a nostre spese e poi mandare il conto alla Unieco.
Dall’altra parte dell’Appennino, a Reggio Emilia, dove ha sede la cooperativa, però i telefoni suonano a vuoto.
L’ex colosso cooperativo dell’edilizia infatti al momento è impegnato in ben altre faccende: in questi giorni sta cercando di trovare un accordo con un pool di tredici banche per scongiurare l’ipotesi liquidazione e recentemente ha comunicato l’attivazione della procedura di licenziamento collettivo.
(cbm)
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