Gioco
Il piano d’emergenza non basta al Versilia
Ancora disagi in pronto soccorso: servono rinforzi e più posti letto
VIAREGGIO. C’è un’anziana che è parcheggiata in pronto soccorso da tre giorni. Sta aspettando di fare una Tac cosiddetta “evolutiva”. Ma non la ricoverano. «Mercoledì pomeriggio mi avevano promesso un posto letto - dice la figlia - Però è come se fosse sparito. E noi siamo ancora qua. Almeno l’avessero dimessa: al limite saremmo tornati». Poi la donna manda a casa il fratello, esausto.
Al pronto soccorso dell’ospedale Versilia ci sono madri, padri, figli, figlie, fratelli che aspettano. Tutti hanno la loro storia. C’è una coppia giovane che è arrivata alle 6 del mattino e dopo le 11 è ancora lì. Non sembrano preoccupati, piuttosto rassegnati. «C’era già il pienone all’alba - spiegano - Ma ci hanno detto che per lamentarsi bisogna aspettare almeno sei ore». Si sono già arresi alla possibilità di trascorrere l’intera giornata al “Versilia”. C’è la mamma che è arrivata al mattino presto con l’ambulanza a bordo della quale c’era il figlio. Raccontano che ha atteso un’ora e mezzo soltanto per parlare con un operatore del triage - il punto di accettazione dove si valuta la gravità del caso - e capire cosa stesse succedendo al ragazzo. «Non la consideravano per niente, ha dovuto insistere», raccontano nella sala d’aspetto. Due ragazze trascinano la madre in carrozzina, un’altra trascina a sua volta una gamba dopo quella che ha l’aria di essere stata una brutta caduta. Aspetterà ore prima di essere chiamata per andare in radiologia a fare la lastra.
Sono gli anziani colpiti dai virus stagionali o con problemi che si portano dietro con l’età, i malesseri, gli infortuni rilevanti ma non seri, in poche parole i casi meno urgenti e i pazienti cronici a rappresentare il tallone d’Achille della prima linea dell’ospedale. Una prima linea che, nonostante il piano d’emergenza messo in campo dall’Asl, continua ad avere molti problemi. In questi giorni si è deciso di recuperare più possibile barelle e posti letto dai vari reparti per aumentare la “portata” del pronto soccorso. Ma ci sono difficoltà strutturali che non possono essere risolte in questo modo. Ci sono medici che entrano in turno e che in gran parte si trovano a dover gestire i casi arretrati: soltanto uno su quattro si prende in carico i nuovi pazienti. «Ci vorrebbero più medici, lo sanno tutti che sono pochi», afferma un utente. C’è un reparto, la medicina, a cui si chiede continuamente un supporto di posti letto per il ricovero, ma non ci si fa. Tutto questo crea un imbuto e impedisce di smaltire la coda.
Nessun dubbio, invece, sull’efficacia dell’emergenza e dell’urgenza “alta”. A un certo punto assieme ai genitori arriva una ragazza molto giovane, che sembra in difficoltà a stare in piedi per un malessere sospetto. La ragazza viene immediatamente portata dentro. Un’altra donna spiega, con onestà, che si è presentata al pronto soccorso anni addietro per un dolore al petto. L’hanno subito sottoposta agli accertamenti al cuore: in quel caso tutto si risolse con uno spavento, ma l’intervento dei sanitari fu tempestivo e rassicurante.
Sta di fatto, però, che un pronto soccorso è fatto di decine, centinaia di casi che non riguardano persone giovani - in cui certi segnali destano maggiore preoccupazione - o in pericolo immediato di vita. C’è un’intera sfilza di pazienti che non sanno a chi rivolgersi, a maggior ragione nei giorni festivi e prefestivi - quando il medico di famiglia non c’è - in caso di bisogno. Ci sono persone che si spaventano, vivaddio, per un nonnulla. Ma loro non sanno che è un nonnulla. E ci sono gli anziani: la popolazione invecchia e, a meno di non voler impedire agli utenti di andare avanti con l’età, bisogna far fronte al peggioramento delle condizioni di salute complessiva della popolazione.
È vero, ci sono anche i “professionisti dell’ospedale”. Quelli che passano le giornate nelle sale d’aspetto, che sia lo studio medico o il “Versilia”. Lamentandosi di tutti coloro che li hanno visitati o operati. Sostengono che nessuna della diagnosi per fratture, polmoniti o addirittura tumori è stata fatta correttamente. Ma questo è un fenomeno sociologico. Il vero guaio del “Versilia” è che ha fatto lavori di ristrutturazione e speso tre milioni di euro solo nel 2015 per un pronto soccorso che ad oggi non funziona. L’Asl ci rifletta.
@matteotuccini
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