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Ciao Elio: il Carnevale di Viareggio piange il suo presidente

di Claudio Vecoli
Elio Tofanelli sul palco di piazza Mazzini con una maschera
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Elio Tofanelli sul palco di piazza Mazzini con una maschera

La mattina di Natale se ne è andato l’avvocato Tofanelli. Dal 1998 al 2008 era stato al timone della Fondazione

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VIAREGGIO. L'ultimo saluto, in programma martedì 27 dicembre alle 15, non poteva essere che alla Cittadella. La "sua" Cittadella. Quella fabbrica del Carnevale che, da sogno irrealizzabile alla pari del ponte sullo stretto di Messina, sotto il suo decennale regno di cartapesta era diventata una realtà tangibile, concreta, vera. E, fra i tanti progetti realizzati sotto la sua presidenza a cavallo del nuovo millennio, era quello di cui andava (giustamente) più orgoglioso. Elio Tofanelli, settantanove anni, se ne è andato. E non ha scelto un giorno qualsiasi per farlo. Lo ha fatto la mattina del 25 dicembre, rendendo la festa di Natale un po' più mesta. La notizia ha iniziato a diffondersi già nella tarda mattinata, mentre nelle case dei viareggini si cominciavano ad aprire pandori e stappare bottiglie di spumante. E, intorno alle tavole imbandite, in tanti hanno rivolto un ultimo pensiero di affetto sincero a quello che - da quando esiste la Fondazione Carnevale - è stato il presidentissimo per antonomasia.

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Avvocato, dirigente sportivo, amministratore comunale, politico, perfino conduttore televisivo, nella sua movimentatissima vita Elio Tofanelli è stato tante cose. Ma quello che ne ha caratterizzato di più il suo profilo pubblico è stato indubbiamente il suo impegno al timone del Carnevale di Viareggio. E forse lo aveva già scritto nel suo Dna, visto che il padre Fernando era stato alla guida del Carnevale nel periodo del dopoguerra e aveva composto alcune delle canzoni più celebri di quegli anni. Con i suoi inimitabili papillon colorati (uno se lo è portato dietro anche nel suo ultimo viaggio), con quel suo gusto per la battuta sarcastica, con quella sua voce un po' impastata impossibile da confondere con qualsiasi altra, Elio Tofanelli è entrato sin da subito nel cuore dei viareggini. E si è immedesimato a tal punto con la manifestazione da rappresentarne l'icona. Nei pregi e nei difetti. Fra alti e bassi. Dieci anni - dal 1998 al 2008 - indissolubilmente legati al suo nome e al suo volto.

Dal corso mascherato ai rioni, dai veglioni in maschera alle canzoni, per Tofanelli tutto rientrava all'interno di un'alchimia che aveva sapientemente racchiuso in una formula che era diventata il suo slogan e il suo marchio di fabbrica: la "magia del Carnevale". E, soprattutto nei suoi primi anni di "pontificato", era riuscito a riportare entusiasmo intorno alla manifestazione più importante della città. Ma anche nel momento in cui tutta la città lo saluta e gli rende l'ultimo omaggio, sarebbe storicamente fuorviante non ricordarne anche le degenerazioni finali che lo avevano portato a compiere errori e personalizzazioni eccessive.

Volendola vedere nel suo complesso, l'era Tofanelli al Carnevale ha avuto la forma geometrica di una parabola. E nella prima metà della sua gestione - dal 1998, anno della sua nomina, fino ai primi anni del 2000 - ha saputo ridare slancio e vitalità ad una manifestazione che, uscita dalla sbornia di miliardi della Lotteria, rischiava di affondare. Ironia del destino, l'insediamento di quello che all'epoca era un sessantunenne avvocato con un passato di amministratore pubblico nelle file del Pci, arriva dopo la destituzione di Claudio Sodini che, osteggiato dai carristi, non accetta il modo con cui viene messo da parte e ingaggia una battaglia legale che - dopo anni di carte bollate - finirà poi per perdere e che ricorda da vicino proprio anche la fase finale dell'epoca Tofanelli.

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Nei primi anni della sua presidenza, Tofanelli è l'uomo della rinascita del Carnevale. E, grazie anche alla passione e allo spirito carnevalesco che riesce a trasmettere, cancella l'immagine di una Fondazione grigia e burocratizzata. Al suo fianco, poi, si insedia un consiglio di amministrazione dove spiccano figure di primissimo piano: Mimmo D'Alessandro, che mette al servizio del Carnevale la sua esperienza internazionale di promoter inventando i concerti d'apertura (da Toquino a Renzo Arbore); l'architetto Giovanni Merlini, altro grande nome legato al Carnevale scomparso nel 2015, e la critica d'arte Antonella Serafini, che portano un importante contributo di idee e di innovazione; Arturo De Ambris (l'unico che resterà fino in fondo al suo fianco) che si dedica da subito alle iniziative culturali collaterali. Con Tofanelli riprende slancio il progetto della Cittadella del Carnevale, ripartono le collaborazioni illustri (da Dario Fo a Folon, da Sergio Staino a Enzo d'Alò), che richiamano l'attenzione dei media e danno un respiro finalmente più internazionale al Carnevale di Viareggio. Tofanelli riesce anche a incassare piccole ma significative vittorie come il ritorno del corso del martedì grasso (cancellato prima di lui per motivi di bilancio), l'annuncio dei vincitori del Carnevale al termine dell'ultimo corso (usanza perduta a causa dell'abbinamento con la lotteria). E inanellare una serie di successi importanti come l'inaugurazione dei nuovi hangar alla Cittadella e il ritorno del corso mascherato in diretta Rai (medaglia, quest'ultima, che deve dividere con l'allora direttore Guido Bimbi).

Per il Carnevale di Viareggio è una stagione ricca e felice, che coincide anche con ottimi risultati al botteghino, visto che in quel periodo si registrano incassi importanti sia grazie agli spettatori che arrivano da fuori che dalla campagna di vendita dei cumulativi. Tofanelli si cuce poi addosso anche l'aurea nomea del presidente portafortuna. Giocando anche con suo nome di battesimo (Elio), si accredita la fama che con lui al timone il Carnevale di Viareggio è costantemente baciato dal sole. E in gran parte la fama corrisponde a verità, visto che sotto il suo regno non vengono mai annullate sfilate a causa della pioggia: in dieci anni l'unico rinvio di un corso è legato al vento che abbatte le torri metalliche in Passeggiata alla vigilia del martedì grasso del 2004. Ma d'altro canto è anche vero che con lui i carri sfilavano anche quando pioveva.

Raggiunto il massimo fulgore all'inizio del nuovo millennio, la parabola di Tofanelli comincia però la sua fase discendente. Gli scricchiolii si cominciano a sentire con le prime, importanti defezioni: caus. a incompatibilità con un presidente ritenuto troppo accentratore, Mimmo D'Alessandro, Antonella Serafini e Giovanni Merlini lasciano il loro posto a Palazzo delle Muse. Il presidentissimo, però, tira dritto e rende conto del proprio operato soltanto di fronte all'allora sindaco Marco Marcucci e all'assessore alla cultura Cristina Boncompagni, ritagliandosi l'etichetta di fedelissimo di Marcucci. Cominciano intanto a pesare anche le prime grane di bilancio. Le uscite (anche grazie alle continue concessioni ai carristi: i carri di prima categoria arrivano ad essere ben undici, rendendo insostenibili i costi della cartapesta) gonfiano di anno in anno.

Negli ultimi tempi la parabola precipita. Le lotte intestine all'interno della Fondazione, la fronda dei carristi, le critiche che gli piovono da ogni parte ne fanno uno dei bersagli prediletti della politica. L'ultimo capitolo della storia - dopo l'elezione a sindaco di Luca Lunardini - sfiora il grottesco. Con Tofanelli che - fra pause di riflessione e dimissioni a tempo e appelli allo Statuto - prova a restare in sella fino al Carnevale 2009. Ma, sempre più solo e isolato, viene disarcionato nell'agosto del 2008, fra guerre legali e desiderio di rivincita da parte di quel centrodestra a cui ha cercato di sbarrare fino all'ultimo la strada verso la plancia di comando della Fondazione. Lasciando così lo scettro di Burlamacco a Nanni Maglione prima e ad Alessandro Santini poi.

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Da allora Elio Tofanelli esce di scena. Forse non come avrebbe voluto. Ma il tempo che passa lo aiuta a rimarginare strappi e ferite. Compresa qualche coltellata alle spalle che non ha mai accettato fino in fondo. E negli ultimi anni, dopo un periodo di sofferto distacco, si è anche riavvicinato al Carnevale, dispensando consigli preziosi a chi - come l’ex presidente Stefano Pasquinucci e il commissario straordinario Stefano Pozzoli - ha occupato dopo di lui uno dei posti più in vista della città. Insomma, dopo essere stato il padre padrone del Carnevale, Tofanelli è diventato una sorta di grande saggio le cui parole - dettate da una passione infinita per la manifestazione - sono state sempre tenute in considerazione da tutti. E proprio per questo negli ultimi due anni gli sono stati attribuiti il premio Sargentini prima (2015) e il premio Cravache poi (2016).

Il figlio Gian Luca, arrivato pochi giorni prima di Natale dal Messico dove vive da anni («Prima di lasciarci mi ha aspettato, facendomi l’ultimo regalo»), ieri raccontava che una volta suo padre si incontrò con Enrico Casani. In quella occasione Enrico gli disse: «Quando me ne andrò, scrivi di me che ha smesso di far ridere». E Elio gli replicò: «E se me ne andrò prima io, tu scrivi che ha smesso di ridere». Oggi ci piace immaginarli insieme che sorridono felici...

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