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A Vallecchia una Natività che ha tre secoli di storia

di Chiara Buratti
A Vallecchia una Natività che ha tre secoli di storia

PIETRASANTA. Racconta tre secoli di storia il presepe esposto nella chiesa romanica di Santo Stefano, a Vallecchia. Ancora in ottima forma, grazie al restauro tutt’ora in corso, la costruzione...

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PIETRASANTA. Racconta tre secoli di storia il presepe esposto nella chiesa romanica di Santo Stefano, a Vallecchia.

Ancora in ottima forma, grazie al restauro tutt’ora in corso, la costruzione prese forma agli inizi dell’800. A Vallecchia si erano appena dileguati gli oppressori napoleonici ed il paese era tutto in fermento. Così, la Confraternita “Nel Santo Nome di Gesù” propose la costruzione di un presepe in legno di dimensioni, a quel tempo, bibliche: intorno ai 70 centimetri di altezza.

«Oltre alla voglia di rinascita, in paese la Chiesa aveva bisogno di rimpinguare le casse – racconta l’appassionato di storia, Ezio Marcucci – così gli intagliatori della nota bottega “Orlandi”, di Vallecchia, si occuparono della costruzione del presepe, con annessa cassettina delle offerte».

Fu un lavoro certosino, dato che l’opera si componeva di ben 18 pezzi, oltre a un mucchio di pecore e ad un cane. Oggi manca la figura principale: il Bambin Gesù, trafugato da ignoti, e sostituito con altro di più recente fabbricazione. In quel tempo, i personaggi maschili portavano un cappio rosso, come i componenti della Confraternita durante le processioni (soprannominati “Compagnia dei Rossi”), mentre le donne vestivano i classici abiti contadini versiliesi.

Con il passare del tempo, ci si rese conto che il presepe aveva bisogno di un “restyling”. «Fu allora che intervennero i falegnami della bottega Cipriani di “Farnocchia” e la Confraternita del Santissimo Sacramento (la “Compagnia dei Bianchi”) – racconta Marcucci – aggiungendovi diversi elementi scenografici e rendendo il tutto ancora più teatrale e spettacolare».

“La Capannella” veniva chiamato il capolavoro, data la somiglianza al noto presepe napoletano. Lì era tradizione passare il giorno di Santo Stefano, dopo aver visitato la fiera. Era il 1950, quando la sorella di Don Giulio, parroco della chiesa, decise di dare lustro ai vecchi manichini di legno sostituendone le antiche vesti con abiti più attuali, rispettandone, comunque, forma e colori. Così prese vita l’attuale presepe, oggi affidato a Don Roberto ed al custode Geremia, in esposizione all’interno della chiesa di Santo Stefano.

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