Il Tirreno

Versilia

Apre un'azienda agricola e consegna il latte fresco col carretto

di Cesare Bonifazi
Apre un'azienda agricola e consegna il latte fresco col carretto

Camaiore: a 37 anni Daniele, che ha sette mucche, da primavera distribuirà i suoi prodotti freschi alla spina direttamente a domicilio

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CAMAIORE. Tra Lombrici e Metato, due frazioni del Comune di Camaiore, quando la collina diventa montagna, c’è una piccola strada sterrata che porta alla neonata azienda agricola “Le Bore”. A gestirla è Daniele Marsili, 37 anni. Daniele, fisico da lottatore e una gentilezza unica, ha lavorato per tanti anni in una gastronomia a Lido di Camaiore. Una vita che non amava particolarmente: stare dietro a un bancone era troppo lontano dalla natura.

Vive un’età in cui non si sente più nella schiera dei giovani ma la società ce lo costringe ancora: non contento della sua vita precedente, ha deciso di cambiare completamente.

Così, in quel terreno dei suoi genitori arrampicato sul monte, Daniele sta costruendo il proprio futuro con le galline e le mucche. Si sta organizzando e da primavera porterà in giro un carrettino con il quale venderà il latte crudo di sua produzione. Ha comprato un piccolo furgone grande poco più di un’Ape sul quale c’è installata una cannella di latte alla spina e un distributore automatico di bottiglie sterilizzate dentro le quali si potrà prendere il latte: 50 centesimi per mezzo litro.

«Mi rendo conto che questa mia impresa è un azzardo. La crisi ci spinge a inventarci un mestiere perché a cercare lavoro fuori, spesso non si trova nulla. Per questo ho deciso di intraprendere questa strada difficile ma bella perché nasce dal cuore, dalla passione - ammette Daniele - quella del latte crudo è una tradizione molto diffusa soprattutto nel nord Italia e affonda le sue radici nelle cose genuine: quelle dei nostri nonni. Cerco di portare avanti questa impresa del latte perché credo abbia un valore anche sociale e culturale: quando alcuni bambini mi vengono a trovare sono convinti che il latte nasca naturalmente nei supermercati. Non sanno che viene dalle mucche».

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Alle Bore l’odore di terra, sterco e fieno è pungente e le galline beccano libere sui terrazzamenti. Proprio in uno di questi c’è la stalla dove stanno le sue “sette bellezze”: c’è Giuditta, Rosita, Bruna (di nome e di fatto perché è di razza “bruna alpina”), Birba, Gioconda (che è la più anziana e non produce latte), Timida (nomen omen), e Camilla, l’unica di tutti i capi di Daniele che è nata a Camaiore.

Daniele ha il fango fino alle ginocchia: «Quando piove diventa un pantano», dice. È appena tornato da Pisa dove ha comprato il fieno per le bestie e è passato dall’istituto universitario di zooprofilassi per portare ad analizzare il latte che produce. Una procedura standard che deve verificare la qualità del prodotto e che gli permette di avere le autorizzazioni e le certificazioni necessarie per svolgere la sua attività. Un controllo ogni settimana per monitorare costantemente cosa c’è nel latte.

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«Farò la mungitura la mattina presto, il prodotto finirà dentro una cisterna a una temperatura che rimane costantemente sotto i quattro gradi: un elemento indispensabile perché serve per far sì che non si sviluppino all’interno degli agenti patogeni. Dalla cisterna il latte verrà travasato dentro al distributore automatico montato dentro al carretto che andrà in giro per le strade di Camaiore». Un vero e proprio negozio itinerante che distribuirà latte a chilometro zero.

«Il lavoro sarà duro: mi alzerò presto, come si faceva una volta - racconta - puliamo le stalle, c’è da dare da mangiare alle mucche. Poi vanno lavate, sterilizzate. Solo a quel punto inizierà la mungitura».

E per farlo ci vuole un po’, se si è da soli: «Quando sarà tutto operativo ingaggerò mio fratello per aiutarmi. Tutta la famiglia mi darà una mano».

«Quello che venderà è il latte com’è veramente - dice fiero - quello che compriamo al supermercato in confronto è acqua: la pastorizzazione distrugge molti sali minerali e vitamine che vengono aggiunte artificialmente dopo il processo. La grande distribuzione pensa principalmente alla lunga conservazione: un cartone deve poter durare anche più di una settimana. È per questo che io dico sempre che quello che compriamo non è latte ma una soluzione bianca che del latte ha solo il nome».

Quella del latte e della natura per Daniele è una passione che ha radici dall’adolescenza: ha studiato all’agrario di Lucca e si informa quasi quotidianamente su come rendere ancora più ecologico e sostenibile la sua azienda.

«Il mio è, come si dice, un antico mestiere, ma io cerco di rivisitarlo e di prendere quello che di buono la modernità ha portato: l’attrezzatura è estremamente tecnologica - spiega - i tubi per mungere le mucche sono studiati per non avere nessun tipo di contaminazione esterna e per non essere invasivi per l’animale. Un computer tiene sempre sotto controllo la temperatura del prodotto e, ovviamente, c’è il carretto che è la vera innovazione: ha tutto quello che serve perché il latte sia sempre sotto controllo».

Quando comincerà? A primavera. Ed è già emozionato: «Per me è un sogno che si realizza. Spero che alla gente piaccia il mio latte e che apprezzi l’iniziativa».

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