La protesta
Bindocci lascia la Cgil: «Punito senza un perché»
È stato il segretario della Camera del lavoro della Versilia e poi sindacalista Filcams occupandosi delle partecipate
VIAREGGIO. Oggi addio ha una colonna sonora e quello che Massimiliano Bindocci ha dato ieri alla Cgil richiama l’ultimo successo di Tiziano Ferro: “Diglielo in faccia a voce alta di aspettare perché potremmo ritornare». Fare sindacato dà assuefazione: «Io ho scelto questa strada perché volevo giustizia nel mondo del lavoro», sono le parole di Bindocci nella conferenza stampa indetta ieri mattina alla Croce Verde. Una giustizia che oggi racconta di non aver avuto prima da segretario della Camera del lavoro della Versilia, poi da sindacalista della Filcams-Cgil (commercio e servizi) in prima linea sul fronte della trasparenza nella vicenda delle società partecipate viareggine nell’era dell’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro. Che con Bindocci si è duramente scontrato, salvo poi chiudere il caso che si era creato - e la vicenda, ancora aperta, è quella dei sette lavoratori del Centro Congressi ancora senza lavoro - con una stretta di mano immortala dall’ufficio stampa del Comune.
All’epoca la Cgil provinciale era guidata da Franco Chiriaco, sindacalista in pensione dopo una lunga carriera a livello nazionale, mandato a commissariare l’organizzazione sindacale in provincia di Lucca. Lo scontro con Bindocci fu immediato: «Criticai la mancanza di coinvolgimento della base nelle scelte sindacali, raccolsi più volte firme per convocare i direttivi, sostenni la necessità di maggiore trasparenza sia nei criteri di selezione dei quadri sindacali che avrei voluto scelti dalla base. Non condivisi, inoltre, la gestione politico-sindacale di alcune vertenze, soprattutto nel rapporto con il Comune di Viareggio». Così il 30 settembre 2015 a Bindocci fu revocato con decorrenza immediata l’incarico di responsabile Cgil di zona per la Versilia. Ci furono reazioni degli iscritti, un’occupazione simbolica della Camera del lavoro di Viareggio, in molti - nel mondo politico cittadino - espressero solidarietà al sindacalista. Tra le contestazioni che porteranno al provvedimento di sospensione per tre mesi dall’incarico in Filcams, anche quella relativa agli attestati di solidarietà ricevuti, tra i quali quello del consigliere comunale Massimiliano Baldini, non considerati tutti ortodossicamente a sinistra. «Come se io avessi un qualche potere sulle attestazioni che le persone ritengono o non ritengono di attribuirmi», sottolinea Bindocci.
A questo si somma la contestazione dell’utilizzo del simbolo della Cgil per una raccolta firme apparsa sulla pagina Facebook della Fiom-Cgil di Lucca. «La denuncia era rivolta - ricorda Bindocci - anche a Michele Massari ed Emilio Cecchini. Peccato che nessuno di noi tre avesse partecipato alla preparazione del modulo di raccolta firme né sapesse di essere citato nella pagina. Come Lamberto Pocai, ex segretario Fiom, spiegò subito per scritto al Comitato di garanzia interregionale».
All’oggettiva pochezza delle contestazioni che hanno portato al provvedimento di sospensione in violazione dello Stato della Cgil alla voce “lealtà tra compagni” si aggiunge che «la sentenza della commissione di garanzia non è firmata ed ha pure un data sbagliata».
Sedici anni di sindacato si chiudono così: con una sospensione ed un addio che riporta Bindocci in cartiera, al suo posto di lavoro, e che lo stesso segretario della Cgil provinciale, Rossano Rossi (vedi pezzo in questa pagina) commenta così: «Bastava che Bindocci avesse fatto passare i tre mesi di sospensione...». Invece di contestare e pretendere nell’organizzazione sindacale «quella giustizia che pretendiamo per i lavoratori».
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