Gioco
Il titolare del kebab di piazza Dante: «Addio Italia»
È il commerciante che più ci ha rimesso dopo l’ordinanza firmata dal commissario prefettizio dopo un’estate da paura
VIAREGGIO. «Addio, Italia» sono le parole amare di Ahmed Metwally, egiziano, nel nostro Pese ormai da diciotto anni, titolare del Kebab di piazza Dante, il primo ad avere aperto in città. «A gennaio me ne vado», racconta Ahmed nello sfogo di commerciante colpito dall’ordinanza del commissario prefettizio, Fabrizio Stelo, arrivata al termine di un’estate che aveva visto il centro città trasformato in un saloon a cielo aperto, con risse a colpi di bottiglie, bastoni, coltelli e continui interventi di carabinieri e polizia i cui appartenenti in più di un caso sono stati feriti. Undici locali, tutti gestiti da cittadini stranieri di varie nazionalità, obbligati a chiudere alle 19,30 tra la zona della stazione, via Mazzini, via San Martino. «Quello che ci ha rimesso sono io», continua Ahmed: «Sono l’unico che rimaneva aperto fino a tardi».
Metwally si è messo in piazza, insieme ad altri commercianti, e si è confrontato con gli italiani: «Mi sono sentito dire che mi devo integrare...Dopo diciotto anni, i figli nati qui, bambini insieme ai vostri, le attività aperte, le tasse pagate, il personale assunto, il lavoro che ho messo in questa città».
I suoi dipendenti sono a casa da quando è scattata l’ordinanza in vigore fino al primo marzo, salvo che la Giunta del sindaco Giorgio Del Ghingaro non decida di revocarla prima con un atto che i residenti nella zona non approveranno. Perché la coperta è cortissima e le parole di Ahmed - che nella piazza lavora e abita - non sono poi così distanti da quelle degli italiani: «Pago le tasse fino all’ultimo centesimo e solo le forze di polizia che devono tutelare la mia, la nostra sicurezza. Invece, per raggiungere il risultato, mi viene chiusa l’attività e mi si impedisce di lavorare».
Dalla piazza, sul tavolo della Prefettura, sono arrivate in questi giorni - consegnate dall’assessore Maurizio Manzo, ex Questore - le firme raccolte in calce alla richiesta di una postazione fissa, interforze a rotazione, nella piazza della stazione. Un’esigenza che il sottosegretario al ministero dell’interno, Domenico Manzione, si è impegnato a sostenere nel partecipare all’incontro pubblico organizzato dentro la stazione dal Partito democratico che oggi chiede un incontro con Manzo per illustrare il documento del Pd sulla sicurezza.
«Sto eseguendo di lavori», sono ancora le parole del negoziante egiziano, «e devo valutare se troverò o meno qualcuno cui cedere l’attività. Ma a gennaio io me ne voglio andare. Ringrazio l’Italia per quello che mi ha dato in questi anni, ma qui non si può vivere». Poi lo sguardo si allunga verso il futuro del Paese che sta per lasciare: «Ce l’avete con gli stranieri e non fate più figli, ve la prendete con chi viene da un altro Paese a fare mestieri che nessun altro farebbe...Non è un bello spettacolo quello che vedrete da qui a pochi anni...».
Se Ahmed se ne andrà, il problema di piazza Dante e della stazione non migliorerà. Chi abita nella zona e vive ai piani più alti, vista ferrovia, racconta il via vai continuo di stranieri che vivono lungo i binari, nelle tante strutture abbandonate, il continuo rifornimento di stupefacenti, ma anche le risse che continuano a scoppiare nell’unico bar rimasto aperto la notte che è quello della stazione. «Non più tardi di una settimana fa», ricorda Ahmed, qui era tutto un lampeggiante delle auto delle forze dell’ordine». Chi abita in zona, però, ha visto diminuire dopo l’ordinanza il continuo via vai dei troppi immigrati, per lo più giovanissimi, che hanno lasciato un briciolo di passato in Paesi nei quali torneranno solo con un rimpatrio coatto, e davanti non hanno alcun futuro. Tra le mani solo un qui ed ora fatto di spaccio, troppo alcol, liti per la sopravvivenza cercando di portare a casa la pelle. Perché Viareggio è anche questa, ed in alcuni casi - purtroppo - soprattutto questo. E l’amarezza e la rabbia di Ahmed Metwally sono quelle di tutti.
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