Gioco
Quercetarte: no alla bandiera fascista
L’associazione non ospiterà più l’ambulante recidivo al mercatino di Querceta
QUERCETA. Nel 2015, l’artigiano di antiquariato del mercatino di QuercetArte, con la sua bandiera fascista, non era passato inosservato. L’ex sindaco Ettore Neri prima, e la Polizia Municipale poi, erano intervenuti per far rimuovere il tricolore con l’aquila e il fascio littorio. Sabato scorso invece, se non fosse stato per un nostro lettore che ci ha segnalato l’episodio, la bandiera sarebbe sventolata ancora indisturbata in piazza Sandro Pertini, in pieno centro a Querceta. Così, all’indomani dell'episodio, anche la stessa associazione QuercetArte ha comunicato che si dissocia dall’accaduto e che allontanerà il protagonista titolare del banco di antiquariato dal loro gruppo di associati.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.12277407:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2015/10/16/news/ecco-in-piazza-gli-artisti-della-zucca-1.12277407]]«L'Associazione QuercetArte, nel nome di Irene Gnech come presidente e di Riccardo Guglielmini come vicepresidente, prende le distanze e si dissocia da quanto accaduto – fanno sapere con una nota stampa - nello scusarci per l'episodio e l'offesa recata alla memoria di un grande partigiano antifascista e onorato Presidente della Repubblica italiana, ci teniamo a precisare che tale banco, essendo recidivo, non prenderà più parte ai mercatini da noi organizzati».
Va inoltre ricordato che la Versilia fu territorio di resistenza contro il regime fascista durante la seconda guerra mondiale, e a pochi chilometri c’è l’unico Parco Nazionale della Pace, quello di Sant'Anna di Stazzema.
Intanto, questa volta anche alla Polizia Municipale di Seravezza – a differenza del 2015 - era sfuggita la bandiera appesa in bella vista al banchetto di QuercetArte che si è svolto sabato scorso: senz’altro nessun agente è passato da lì, e nessuna segnalazione è giunta al comando di Polizia che tuttavia si trova a pochi metri. Non si può certo evitare a qualcuno – parlando in generale - di essere un nostalgico del regime di Mussolini, ma è un reato manifestarlo pubblicamente. Nella fattispecie - è sempre bene ribadirlo - è punito dalla legge 20 del 1952, detta anche “legge Scelba”, che più comunemente definisce reato l’apologia di fascismo.
Tiziano Baldi Galleni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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