La protesta
Versiliana, si cerca una soluzione per evitare il peggio
I creditori dovranno accontentarsi di metà delle spettanze altrimenti la Fondazione chiuderà i battenti
PIETRASANTA. Il giorno dopo l’allarme lanciato dal sindaco Massimo Mallegni («se non si trova un accordo collettivo con i creditori saremo costretti a chiudere la Versiliana»), nessuno dei protagonisti di questa vicenda - che è finanziaria ma anche e soprattutto politica - ha nulla da aggiungere. Tutti in attesa di capire cosa intendono fare coloro che hanno il pallino del gioco in mano: la dozzina di creditori che sono ancora in attesa delle loro spettanze. Si tratta di centinaia di migliaia di euro - almeno ottocento - non ancora saldati e che la Fondazione non ha.
Da qui l’iniziativa del sindaco - primo azionista della Fondazione - di incontrare il gruppo di creditori a palazzo municipale e di spiegare loro che, in sostanza, o si acconteranno di una quota parte dei soldi che erano stati pattuiti nei vari contratti stipulati a suo tempo con la Fondazione oppure la Versiliana chiuderà. E con i libri in tribunale non soltanto la Versilia intera perderebbe uno dei gioielli che le danno più valore durante l’estate ma non ci sarebbero neanche molte più chance per i creditori di ottenere le somme reclamate, almeno non nella misura da loro giustamente attesa.
Da quanto si può intuire, la Fondazione parrebbe orientata a calibrare attorno al cinquanta per cento, forse anche un po' meno, la percentuale dei debiti che è in grado di onorare. L’impegno, come ha spiegato sempre Mallegni sabato, sarebbe quello di saldare tutto entro la metà di gennaio. Sempreché i creditori, tutti, siano pronti ad accettare questa soluzione che comporta per loro un sacrificio pesante ma evita di finire in una disputa legale lunga e alla fine costosa per tutti.
Oggi, dopo l'ennesima riunione al vertice della Fondazione con il presidente Piero Di Lorenzo, potrebbero emergere indicazioni utili a capire se verrà imboccata la via dell'accordo oppure quella della rottura definitiva.
C’è poi anche l’altro fronte,aperto dal Pd, che ha fatto le pulci ai conti dell’ultimo anno rimarcando il crollo degli incassi e chiedendo le dimissioni del direttore artistico Massimiliano Simoni. Anche lui, però, ieri irraggiungibile da parte dei giornalisti.
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