Il Tirreno

Versilia

Arselle, stop alla pesca e controlli a raffica

di Matteo Tuccini
Arselle, stop alla pesca e controlli a raffica

Troppi batteri: divieto di raccolta da Torre del Lago a Marina

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VIAREGGIO. Giro di vite sulle arselle. Gli ultimi controlli dell’Asl sui molluschi hanno evidenziato una presenza eccessiva del batterio Escherichia coli, indice di mare inquinato da liquami. E così il Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria ha imposto il divieto di pesca delle arselle (o telline che dir si voglia) nelle zone dove vengono fatti i campionamenti. Per la Versilia significa quasi l’intero litorale, dal confine con Vecchiano a quello tra Pietrasanta e Forte dei Marmi. Quindi da Torre del Lago a Marina comprese. «Sono temporaneamente vietate - spiega l’Asl - la raccolta, la commercializzazione e l’immissione al consumo umano di telline provenienti dai banchi naturali delle zona di campionamento Transetto 1 (da Vecchiano al porto di Viareggio) e Transetto 2 (compresa tra il porto e il confine con il Comune di Forte dei Marmi). Il divieto verrà revocato non appena saranno ripristinate le caratteristiche sanitarie previste dalla normativa vigente».

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.13288633:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/04/13/news/maxi-sequestro-di-arselle-il-ristoratore-cosi-fan-tutti-1.13288633]]Via ai controlli. Non è la prima volte che viene vietata la pesca delle arselle. Così come non è la prima volta che, in seguito al provvedimento, scattano i controlli su chi commercializza i molluschi per il consumo. Quindi ristoranti, supermarket e pescherie. «I competenti servizi dell’Asl, la Capitaneria di porto e tutte le forze di polizia giudiziaria sono tenuti a intensificare la vigilanza e il controllo sul territorio interessato dal provvedimento e a far rispettare il divieto - spiega l’azienda sanitaria - I Comuni di Viareggio, Camaiore e Pietrasanta devono informare adeguatamente i cittadini sul divieto». Da ieri, insomma, le arselle si possono mangiare soltanto se pescate altrove. O se comprate in un qualsiasi punto vendita che certifichi la loro provenienza “straniera”. In caso contrario ci sono rischi per la propria salute. E dato che si va verso un periodo di festività, il tema è quantomai delicato. Per i clienti, ma anche per chi vende e cucina telline. A proposito, per chi avesse dei dubbi: bollire un prodotto contaminato non serve a nulla.

Maxi-multe e denunce. Ecco cosa rischia chi non rispetta il divieto. Se il prodotto che troviamo in commercio o nei ristoranti non è etichettato correttamente, o non è “tracciato” (cioè non si riesce a risalire alla provenienza), è prevista una sanzione amministrativa da 1.500 euro e il sequestro del prodotto. Se si pescano prodotti ittici sotto la taglia minima (questa violazione è stata proprio recentemente depenalizzata), oppure oltre il limite dei cinque chili giornalieri consentiti al pescatore sportivo (che non può comunque vendere il prodotto in nessun caso), oltre al sequestro di prodotti ed attrezzature, ci sono sanzioni che per il pescatore sportivo possono arrivare fino a 12.000 euro. Aumentando in maniera proporzionale in relazione al danno effettivamente procurato e alla quantità del pesce catturato in eccesso. Insomma: più pesco illecitamente più la sanzione aumenta. Con ulteriore raddoppio della sanzione se si tratta di specie protette, quali il tonno rosso od il pesce spada. Tutto questo a patto che il comportamento non abbia conseguenze più gravi, come ad esempio il danno alla salute. A quel punto l’esercente o il ristoratore rischia la denuncia.

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