Il Tirreno

Versilia

Morì in ospedale, la famiglia si rivolge alla Procura

di Donatella Francesconi
Morì in ospedale, la famiglia si rivolge alla Procura

Mario Orsi, 64 anni, rimase due giorni al Pronto soccorso prima di avere un posto nel reparto di urologia che era pieno

5 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Un esposto alla Procura della Repubblica di Lucca perché sia fatta luce sulla domanda che le pesa in petto fin dai giorni del ricovero del fratello: «Perché nessuno mi ha messo al corrente che la situazione stava precipitando?». È la strada intrapresa dalla signora Anna Orsi dopo la morte del fratello Mario, 64 anni, scampato al disastro ferroviario di Viareggio sette anni fa, nel quale l'uomo perse la moglie e la figlia. Nel raccontare i giorni trascorsi tra Pronto soccorso dell'ospedale Versilia ed il reparto di urologia già al "Tirreno" Anna Orsi aveva raccontato: «Ci hanno spiegato che Mario aveva un calcolo piuttosto grosso ad un rene. Non c'era, dunque, alcun segnale che la situazione fosse così grave». Invece, Orsi è morto poco prima della mezzanotte di giovedì 17 novembre, nel reparto di urologia dove si era faticosamente "conquistato" un posto letto.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.14438010:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/11/19/news/sopravvissuto-alla-strage-muore-al-versilia-1.14438010]]Ed è proprio quello della difficoltà ad approdare dal Pronto soccorso al reparto uno degli aspetti centrali dell'esposto presentato con l'assistenza dell'avvocato Tiziano Nicoletti.

Al Pronto soccorso. Mario Orsi arriva alla strutture di prima emergenza del Versilia martedì 15 novembre. Ed affronta quella che in ospedale tutti chiamano "la tonnara": lo stanzone dove si sosta in attesa di un posto letto che potrebbe anche non arrivare mai, quello delle emergenze "A". Il paziente, un uomo affetto da Sla - ma che vive nel proprio appartamento pur assistito da una badante e parla, mangia, conduce una vita il più normale possibile - accusa un blocco urinario. La giornata di martedì trascorre in Pronto soccorso senza la visita di uno specialista che vedrà Mario solo al mattino del giorno dopo.

L'esito non lascia dubbi: il paziente necessità di un ricovero in urologia. In reparto, però, non c'è posto. A quel punto l'urologo prospetta il ricovero in un'altra struttura ospedaliera.

Dopo la visita, il tempo ed il destino di Mario Orsi sembrano come sospesi nel tempo e nello spazio. L'uomo viene riportato al Pronto soccorso. Ed è qui che la badante inizia seriamente a preoccuparsi. E comunica questa sua preoccupazione più volte durante la giornata: l'uomo non è il solito Mario, sembra non la riconosca, è continuamente assopito, si lamenta come vaneggiando. Sotto la schiena ha ancora il telo del sollevatore, è rimasto da quando è stato portato da casa in Pronto soccorso.

In reparto non c’è posto. Nel pomeriggio, ed in queste condizioni, il paziente viene riportato nel reparto di urologia e visitato dal medico presente. Il quale ha un colloquio telefonico, davanti a testimoni, con la sua collega del Pronto soccorso: in reparto c'è un solo posto e due persone in attesa, una delle quali deve essere sottoposta a Tac. Solo all'esito di questo esame decideranno a chi va il posto letto.

Solo dopo le 19 di mercoledì 16 novembre il telo di sollevamento viene rimosso, dopo che anche la sorella Anna è intervenuta protestando. Anna Orsi ha un colloquio con un medico del Pronto soccorso. Alla quale fa presente che il fratello a casa è perfettamente attivo e non è solito dormire tutto il giorno. La risposta ricevuta - la signora Orsi l'ha raccontato fin dai primi giorni dopo il decesso e non è stata l'unica ad averla ascoltata - è che non essendoci la tv nello stanzone del Pronto soccorso, il paziente che altro deve fare se non dormire. Il medico conferma anche che sono state fatte due visite urologiche e che i valori del sangue sono a posto.

In urologia. Le condizioni dell'uomo non mutano con l'alba del giorno dopo, giovedì 17, le ultime ore di vita di Mario. Che appare dormire sempre più profondamente, non riconosce la badante ed è molto rosso in viso. Poco prima delle 13, finalmente, gli tocca un posto in reparto.

Quando, poco dopo, in reparto arriva anche Anna Orsi trova il fratello ancora sulla barella. Una persona sola non è in grado si spostarlo e si deve attendere il personale del cambio turno. Il paziente sta visibilmente male, dice cose senza senso e una volta a letto continua a dormire con la gola come ostruita da liquido.

Nel primo pomeriggio Mario Orsi viene nuovamente visitato, inizia ad essere sottoposto a flebo (in Pronto soccorso, secondo la denuncia, ne avrebbe fatta una sola), ed i valori di creatinina risultano essersi alzati. Viene indicata la necessità di un piccolo intervento per il giorno dopo e se necessario, anche di dialisi.

Il respiro dell'uomo, però, continua ad essere quello di chi è pieno di catarri ed Anna chiede se può o meno lasciarlo in reparto senza qualcuno per la notte. Un'infermiera le risponde che è meglio ci sia qualcuno con lui. E la donna si fa chiamare una conoscenza del reparto, non avendo una persona a portata di mano.

«Nessuno mi ha detto che Mario era così grave», ripeterà all'infinito Anna Orsi nei giorni successi la morte del fratello. Perché, quando poco dopo le 23 Anna riceve la telefonata dalla donna che assisteva Mario per quella notte, ormai è troppo tardi: la sorella di Mario arriva in ospedale e lo trova già morto.

Oggi la famiglia chiede alla Procura di fare luce su quelle che ritiene inadempienze gravi e negligenze che avrebbero, a loro dire, causato la morte del loro congiunto.

Il primario Cecchi. Attraverso l’ufficio stampa ieri abbiamo tentato di contattare la direzione della Asl Toscana Nord Ovest ma al momento sulle questioni sollevate dall’esposto non è arrivata una presa di posizione. Per quanto riguarda, invece, lo specifico del reparto di urologia, il primario Massimo Cecchi, riconosciuto tra i massimi professionisti del settore, spiega: «So solo che questa storia c’è. Io non ero in reparto ed il paziente non è stato operato». Alla domanda se capiti spesso che il reparto si trovi impossibilitato a fornire posti letto, Cecchi risponde: «In quel momento era tutto pieno, sì. Ma noi siamo di solito in grado di fare fronte alle emergenze che per le nostre patologie non sono frequentissime».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web