Il Tirreno

Versilia

La nuova legge regionale? Da rivedere

di Cesare Bonifazi e Francesca Caselli
La nuova legge regionale? Da rivedere

Operatori del comparto critici su alcuni punti «Ma stiamo andando nella direzione giusta»

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LIDO DI CAMAIORE. L’assessore al Turismo della Regione, Stefano Ciuoffo, ha scelto la Versilia per inaugurare il suo tour di presentazione della nuova legge regionale sul turismo. Il testo andrà a riscrivere completamente la vecchia legge regionale del 2000, ormai obsoleta. E proprio l’Una Hotel di Camaiore è stato il terreno di dibattito tra i vari operatori del comparto turistico della Versilia con gli ideatori del nuovo testo unico. Tra le fila della sala congressi c’erano rappresentanti delle associazioni (balneari, alberghi, ristoranti) ma anche semplici cittadini che affittano la casa nei mesi estivi. Questo il punto più controverso della nuova legge: la norma prevederà che se i proprietari affittano per periodi brevi (meno di sei giorni a settimana) per un tempo complessivo annuale di 90 giorni, si debba considerare un’attività professionale.

«Stesso mercato, stesse regole e la legge va nella giusta direzione - dice Paolo Corchia di Federalberghi - perché fa in modo che venga a galla tutta quell’economia sommersa che è al limite della legalità. È necessario prevedere un registro di coloro che praticano queste attività, con un numero identificativo in modo da risalire alle persone che si mascherano dietro a un sito. Sarebbe inutile pensare a queste regole se poi non ci fossero controlli. Per gli alberghi, inoltre, dovrebbero essere previste più possibilità di diversificare le offerte e prevedere i pacchetti, come ne vorremmo fare per i grandi eventi. La legge - conclude - è calibrata sul “sistema Firenze” e non tiene conto, per esempio di tutto il comparto degli agriturismi che spesso di “agri” hanno veramente poco».

Hastrid Hoveerdoerfer è un’altoatesina trapiantata a Camaiore e affitta la sua casa sei mesi all’anno: «In quei mesi io vado a vivere in una dependance - racconta - non faccio attività professionale e non ho dipendenti perché non offro nessun servizio: solo casa mia. Se dovessi prendere la partita Iva e dovessi pagarmi i contributi, i prezzi che applico salirebbero. Io pago le tasse sui contratti che faccio e non evado. La legge vuole punire gli imprenditori “furbetti” ma crea un danno a noi piccoli».

Il problema è proprio la diversificazione, come afferma anche Roberto Lari di Confcommercio: «La norma è giusta per quanto riguarda la concorrenza con gli alberghi ma non tiene conto, per esempio, del tipo di turismo che stiamo costruendo sulle colline di Camaiore, dove gli alberghi non ci sono». Va considerato, inoltre, sul lato del commercio, che chi affitta solo le case nei piccoli centri in maniera non professionale dà “giro” anche ai ristoranti e altri servizi.

Ma la legge non è definitiva e l’assessore, pur rimanendo sull’idea di dare regole, ha anche dichiarato: «Il testo di oggi è variabile, migliorabile, e quello approvato sarà sicuramente diverso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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