Finanza
Puccini, l’ultimo viaggio
Da Milano a Torre del Lago, due anni dopo la morte
di PAOLO FORNACIARI
Novanta anni fa, il 29 novembre 1926, allora era lunedì, le spoglie di Giacomo Puccini furono tumulate a Torre del Lago, nel mausoleo che il figlio Antonio aveva fatto realizzare nella villa del Maestro. Due anni prima, sabato 29 novembre 1924, Giacomo Puccini aveva cessato di vivere a Bruxelles, dove si trovava ricoverato nella clinica del dottor Buys Ledoux, in Avenue de la Couronne, per una cura di applicazioni di radio al tumore letale che gli era stato diagnosticato alla gola.
I funerali in Belgio. A Bruxelles, le esequie funebri furono celebrate il 1° dicembre in forma solenne dal Nunzio Apostolico monsignor Micara nella chiesa di Sainte-Marie. Sempre a Bruxelles, il Teatro reale De La Monnaie, commemorò Puccini con la rappresentazione della “Bohème”.
Da Milano a Viareggio. Intanto, a Viareggio, il sindaco Luigi Leonzi si mise in contatto con il figlio del Maestro per palesare l’intenzione della città di rendere omaggio alla salma dell'illustre concittadino. Antonio Puccini fece sapere che, in attesa di conoscere le disposizioni testamentarie, era stata decisa la provvisoria sepoltura a Milano, nella tomba di famiglia dell’amico Arturo Toscanini, il monumento funebre opera dello scultore Leonardo Bistolfi. Così, il 2 dicembre, alle ore 17, il direttissimo che trasportava la bara di Giacomo Puccini, avvolta nel tricolore, e accompagnata dai figli Antonio e Fosca, dalla signora Toscanini e da altri intimi giunse a Milano. La bara fu trasferita nella chiesa di San Fedele, ammantata a lutto, e disposta su un imponente catafalco intorno al quale ardevano 200 ceri. Il giorno dopo, alle ore 6,30, dalla chiesa di San Fedele dove era stata vegliata tutta la notte, la bara fu trasferita nel Duomo e disposta su un catafalco di velluto nero a frange d’oro, gli stessi paramenti che servirono per la cerimonia funebre di Vittorio Emanuele II, dove si svolse la solenne cerimonia funebre. Poi, con un interminabile corteo la carrozza con il feretro, dopo essere passata davanti alla Scala, giunse infine al Cimitero Monumentale. La bara sorretta a spalla fu trasportata nel Famedio, poi dopo il rito funebre, accompagnata dai parenti e dagli amici più intimi, fu sistemata nella tomba della famiglia Toscanini. Due anni dopo, il 29 novembre 1926, alle ore 7,15, la salma del Maestro giunse da Milano alla stazione di Torre del Lago. La bara fu subito trasportata a spalla nella chiesa di san Giuseppe, adornata di crespo nero con fasce d'oro e d'argento. Sulla facciata esterna, sopra il portone, un cartello con la scritta: “A Dio ottimo / per la grande anima / del Maestro / Giacomo Puccini / nella sua terra d'adozione / suffragi lacrime e onoranze”.
Il rito funebre a Torre del Lago. Una moltitudine di gente, giunta dalle città vicine con treni speciali, aveva affollato il piccolo paese di Torre del Lago, invaso da bandiere e da corone funebri. Molte furono le personalità che si strinsero intorno alla famiglia del Maestro: Pietro Mascagni, in rappresentanza del Ministro alla Pubblica Istruzione, Leonardo Bistolfi per il Senato e gli onorevoli Franco Ciarlantini, Carlo Scorza e Renato Macarini per la Camera. Presenti anche Cesare Riccioni con Solomea Krusceniski, l’artista ucraina che aveva portato al successo la “Butterfly” al Teatro Grande di Brescia. Alle ore 14 ebbe inizio la cerimonia religiosa seguita da un concerto corale e strumentale. Poi, il feretro fu sistemato su un carro funebre trainato da quattro cavalli che si diresse verso il lago, sfilando fra due ali di folla, sotto una pioggia sottile e alla villa fu accolto da un plotone di carabinieri in alta uniforme.
L’amico Mascagni. Dopo gli interventi degli oratori ufficiali, parlò anche il Maestro Pietro Mascagni che ricordò la profonda amicizia che lo legava a Puccini. Seguì la tumulazione nella cappella contigua allo studio, ancora come l’aveva lasciato il Maestro, progettata dall'architetto Vincenzo Pilotti dell'Università di Pisa, coadiuvato dal suo assistente prof. Giulio Luperini, che aveva studiato un ambiente raccolto e caratterizzato dal motivo semplice e severo di quattro archi a fondo chiuso, uno per parete, divisi da lesene e contornati da bozze in pietra di Arezzo, impreziositi con opere scultoree di Antonio Maraini, una vetrata disegnata da Adolfo De Carolis ed eseguita dal prof. Tolleri di Firenze e un mosaico disegnato dal De Carolis ed eseguito dal professor Monticelli di Roma.
Il ritorno a casa. La cerimonia funebre si concluse con la benedizione alle spoglie del Maestro, impartita dal vescovo di Pescia. Puccini era ritornato “alla sua casa, in riva al lago, fra le sue creature…”, perché questo era il desiderio profondo del Maestro. Lorenzo Viani sintetizzò così il significato di questo ritorno: «Il Maestro anche nei giorni trionfali, nelle città strepitose: Londra - Parigi - Berlino e nell’Americhe, anelava col cuore e con l'anima alle nostre terre che con le loro naturali bellezze gli ispirarono motivi eterni».
L’amore per Torre del Lago. Lo stesso Puccini non faceva mistero della sua predilezione per la realtà di Torre del Lago, magnificandone la caratteristiche ambientali e stabilendo un improbabile confronto fra il piccolo paese disteso fra il verde della pineta e l'azzurro del lago di Massaciuccoli e le grandi metropoli europee. Infatti, in una lettera ad un amico aveva scritto: «Londra. Sei milioni di abitanti (che sono tanti). Movimento immenso, infernale, indescrivibile. Parigi divenuta niente in confronto. Lingua impossibile, donne bellissime. Spettacoli splendidi e passatempi a profusione. Città poco bella, ma affascinante. Parigi. Più bella e allegra, però meno mossa o movimentata e meno caratteristica. Ci si vive splendidamente. Ho una voglia matta di trattenermici quando ci torno due, tre, quattro, cinque mesi. Sono amico di Zola, di Sardou, di Daudet. Chi l'avrebbe detto, eh? Manchester. Paese del nerofumo, della pioggia, del cotone (guai però a non vestirsi di lana!) e della nebbia. Un vero inferno. Soggiorno orribile. Bruxelles. Belle case, palazzi monumentali. Strade splendide, ma piuttosto provinciale, in confronto di Londra e Parigi. Milano. Paese arcisimpaticone, unico in Italia per viverci e…per i miei affari necessari. Torre del Lago. Guadio supremo, paradiso, Eden, empireo, Turris eburnea possesso spirituale, reggia. Abitanti 120, 22 case».
Paesaggio Pucciniano. Per raccontare questo rapporto idilliaco fra Puccini e Torre del Lago, le sue bellezze naturalistiche e la sua gente, Rinaldo Cortopassi realizzò un volume “Paesaggio Pucciniano - I Bohèmiens di Torre del Lago”, stampato da Vallerini Editore di Pisa, con uno scritto di Lorenzo Viani in prefazione, che fu dato alle stampe in occasione del ritorno a casa delle spoglie del Maestro. Simonetta Puccini nell’introduzione del catalogo della mostra “Puccini e i pittori”, allestita a Milano nel 1982, nel Museo Teatrale alla Scala, ha scritto: «Tale pubblicazione, oggi introvabile, dopo aver descritto il paese di Torre del Lago qual era all'epoca in cui vi soggiornava Puccini, rievoca la vita operosa e gioiosa che il Maestro vi condusse per una lunga serie di anni e termina con discorrere dei pittori bohèmiens Ferruccio Pagni, Angelo Tommasi, Plinio Nomellini, Lorenzo Viani, Ludovico Tommasi e Francesco Fanelli. Il volume è dedicato a Elvira Puccini e ha un’introduzione di Lorenzo Viani».
Il club La Boheme. Allora Torre del Lago era poco più di un villaggio di capanne di falasco, abitato da cacciatori e pescatori che nell’incanto della natura fertile e selvaggia del lago e delle pinete varia ed abbondante fauna. Una realtà così ricca di fascino naturale da ammaliare Puccini ed il cenacolo di artisti che si raccolsero intorno al Maestro per dar vita al Club La Bohème e che, come ha scritto Raffaele Monti nel catalogo della mostra già citata, «stabilirono un piccolo episodio - piccolo ma per niente trascurabile - di quell'evento ancora abbastanza incognito che è la pittura toscana tra Otto e Novecento». Il volume “Paesaggio Pucciniano” è un documento, insieme al libro di Guido Marotti e Ferruccio Pagni “Giacomo Puccini intimo”, anche questo del 1926, per ricostruire i primi anni del soggiorno di Puccini a Torre del Lago e per contribuire alla definizione di un momento significativo, anche se circoscritto, della cultura artistica del novecento che nella luce e nei colori delle pinete e del lago diede vita a un “lirismo sulla natura”.
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