Sicurezza
Il Pd al parroco: non chiuda la chiesa di Valdicastello
Contestata la decisione di non concedere la Pieve per le nozze dei non residenti
PIETRASANTA. La richiesta di spiegazioni, indirizzata a don Stefano D’Atri, arriva dal Pd. «Ma per quale motivo chi non abita a Valdicastello non può più sposarsi alla Pieve?» chiede il consigliere comunale Nicola Conti. Del caso della Pieve, chiesa fra le più suggestivi della Versilia, avevamo dato notizia nelle scorse settimane: il no di don Stefano, le perplessità delle persone e la polemica in scia ad una decisione che non piace ai più.
«È indubbio che questa notizia - scrive Conti - abbia scosso non solo i residenti locali, ma anche quelli della Versilia, che nella bellissima chiesa iniziata a costruire nel secolo XI non potranno più vivere uno dei momenti più importanti della propria vita, sia esso un matrimonio o un battesimo, immerso nella tranquillità e la pace degli olivi versiliesi. Premesso che siamo rispettosi della divisione dei poteri temporali e religiosi, ci permettiamo di commentare la notizia e avanzare delle riflessioni. La cosa che più amareggia in questa storia è la volontà di “chiudere una chiesa” che non ci sembra sia stata preceduta da una spiegazione e da motivazioni da far capire e percepire a tutta la comunità. Quali criteri saranno valutati se è possibile saperlo? Infatti crediamo che “l’amministratore” della parrocchia di Valdicastello debba spiegare un po’ meglio il proprio disegno ai cittadini e parrocchiani perché, come tutti sanno, la Chiesa è di tutti e non può essere gestita in modo diverso dall'inclusione, dalla partecipazione e dall'accoglienza» fa sapere Conti.
Che aggiunge: «La questione, invece, che con questa scelta si risolve il problema del traffico indotto dalla celebrazione delle cerimonie ci appare debole. Di fatto il rischio è quello di colpire ulteriormente una frazione, sicuramente in modo involontario, come quella di Valdicastello che sta lentamente spegnendosi, per motivi più o meno prevedibili ed inevitabili, che vede una partecipazione alle funzioni religione sempre meno attiva venendo meno la disponibilità della figura carismatica di don Marco, chiusura di asili nido, alimentari, ecc, ma che nonostante tutto in maniera quasi eroica resiste e rimane in “vita” grazie alle iniziative di associazioni come l’Arci, la XII Agosto o la contrada. La speranza è che la scelta sulla Pieve sia solo temporanea, finalizzata a riorganizzare le prospettive e le risorse all’interno della Curia».
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