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Quelle storie da condividere
"Leggere e donare": il commento del vicedirettore del Tirreno
Il mio nuovo amico Neal Carey da ragazzino rubava portafogli a Manhattan. Gli servivano per campare, insieme alla madre, prostituta e tossicodipendente, in un tugurio newyorkese. Poi ha incontrato un uomo misterioso con un braccio artificiale che gli ha fatto da mentore e gli ha insegnato innumerevoli talenti come l’arte di pedinare persone nella folla e di scoprire un capello fuori posto in una stanza chiusa. Oggi Neal ha ventitré anni e studia alla Columbia University: si occupa della . letteratura inglese del Settecento, coltiva una passione per i manoscritti d’epoca e nel frattempo si fa sparare addosso per conto di un’agenzia segreta.
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Pagina dopo pagina, Don Winslow, il grande scrittore statunitense, mi ha sussurrato questa storia. È scritta su London Underground, il libro dove abita il mio nuovo amico Neal. Ho passato alcune settimane con quel volume tra le mani, poi sono arrivate le ultime pagine. Maledizione. Capita anche a voi di “rallentare” la lettura, quando capite che siete vicini alla fine, perché volete ancora essere felici, immersi in qualche storia? A me capita. Così come mi accadono altre cose. Per esempio terminare la lettura di un libro e avvertire, irresistibile, la voglia che qualcun altro lo legga.
I libri sono così, ci spingono alla condivisione. Non sono fatti per l’egoismo: uno spera che quelle storie appassionino anche il prossimo. Ed è per questo che in molti, a Viareggio, compreremo libri per la biblioteca, sissignori. E li doneremo, fossero anche soltanto uno o un paio. Perché doneremo colpi di scena e tradimenti, ribaltamenti di fronte e cambiamenti di vita, avventure e riflessioni meditabonde. Regaleremo nuovi amici come il mio Neal, ma anche nuovi nemici da combattere, amori e perdite, luoghi sordidi o meravigliosi, isole su cui approdare e città da esplorare. Traversa dopo traversa, i bar dei detective, le stazioni di servizio di fughe e inseguimenti, le grandi distese verdi a picco sul mare, e tempeste, e lunghe conversazioni all’alba. Che cosa c’è di meglio che regalare una storia? Ti permette di vivere in parallelo, di camminare lungo la brughiera o nel deserto, di ingaggiare duelli o accarezzare una schiena, di imbracciare un mitragliatore Ak47 o baciarci sull’argine di un fiume, tra cinque minuti o tra un mese, quando riapriremo quel volume a pagina ventuno o chissà dove.
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Il romanzo di Winslow è uscito il 26 aprile del 2016: fa parte dei milioni di titoli che la biblioteca Marconi non ha. Io mica posso accettarlo. Voglio che qualcuno possa prendere quel libro in prestito e leggerlo; e voglio vederlo per caso, un giorno, in mano a questo qualcuno, mentre si siede su uno scoglio alla diga foranea, o su una panchina della pineta di Ponente. Voglio pensare che ho condiviso.
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