Gioco
Quando anche Fidel sfilò sui viali a mare sul carro di Bocco
VIAREGGIO. Una sola presenza nelle fattezze di mascherone di cartapesta, eppure degna di nota. Anche Fidel Castro, il rivoluzionario e politico cubano spirato due giorni fa a L'Avana, è stato...
VIAREGGIO. Una sola presenza nelle fattezze di mascherone di cartapesta, eppure degna di nota.
Anche Fidel Castro, il rivoluzionario e politico cubano spirato due giorni fa a L'Avana, è stato protagonista sui carri del Carnevale di Viareggio. O meglio, di un solo carro: s'intitolava "Ballata cubana" e lo realizzò Carlo "Bocco" Vannucci nel 1961, due anni dopo la rivoluzione che aveva rovesciato la dittatura di Fulgencio Batista. Un debutto che non ebbe alcun seguito ma che portò comunque fortuna al costruttore, classificatosi al secondo posto dietro la coppia Sergio Barsella-Carlo Francesconi. Al di là dell'ottimo piazzamento, quello di Vannucci fu un carro in qualche modo controcorrente per quei tempi: le caricature di presidenti e primi ministri italiani in cartapesta e fili di ferro erano certamente un'eccezione nei primissimi anni Sessanta. Anzi: la satira politica che ha reso celebre Viareggio e le sue costruzioni era di fatto nata l’anno precedente con “Carnevale al vertice” di Silvano Avanzini. Per l’edizione 1961 “Bocco” decise così di cimentarsi nella modellatura del faccione di Fidel Castro: il lider máximo venne raffigurato a cavalcioni di un grosso sacco di zucchero, con in mano maracas e l'inseparabile sigaro. Completavano la costruzione alcuni fedelissimi della rivoluzione, intenti a suonare un tamburo, e alcune ballerine. Per quanto Castro fosse un personaggio al centro delle cronache in quei mesi, il carro non era da considerarsi una satira graffiante: mancavano, infatti, chiari rimandi alla nazionalizzazione delle industrie americane a Cuba o alla riforma agraria. Non a caso la Rai, solitamente incline a fugaci inquadrature per le costruzioni ritenute politicamente scomode, non censurò il carro di “Bocco”. Che, per la cronaca, sfilò solo a partire dalla seconda domenica: non era stato completato per il corso d’apertura e rimase, così, nell’hangar di via Marco Polo così come altri due carri e a un paio di complessi mascherati - pochi mesi prima, a fine giugno, un incendio si era divorato i vecchi capannoni di via Machiavelli, mettendo in forte dubbio il regolare svolgimento del Carnevale l’anno seguente.
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