Gioco
Mare pulito Comune e azienda fanno i sopralluoghi
Lunedì verrà spedita a Firenze la documentazione Dai primi di dicembre cominceranno i lavori sui fossi
CAMAIORE. «Mare, profumo di mare», cantava Little Tony nel lontano 1980. Ma a quel tempo in Versilia non era proprio il caso: le estati andavano avanti tra un divieto di balneazione e l’altro. Trentasei anni dopo arriva una prima, temporanea, buona notizia: i lavori per gli impianti all’acido peracetico sui fossi dell’Abate, Motrone e Fiumetto. Una soluzione provvisoria per risolvere il problema del mare pulito, in attesa che il gestore faccia i lavori strutturali sulla rete idrica e separare definitivamente la fognatura bianca da quella nera.
Proprio nella giornata di giovedì Filippo Bianchi, responsabile dell’ambiente e della difesa del suolo e delle acque per il Comune di Camaiore, ha fatto un sopralluogo insieme ad alcuni tecnici e responsabili dell’azienda Calgeco Srl di Motta San Giovanni in provincia di Reggio Calabria che ha vinto il bando da un milione e 800 mila euro stanziato dalla Regione grazie a un ribasso del 17,1%.
E proprio in queste ore verranno fatte tutte le piccole variazioni finanziarie sul progetto che verranno mandate lunedì alla Regione che dovrà dare il suo assenso.
A quel punto i lavori potranno davvero cominciare: sembra che almeno su questo si sia arrivati al punto in cui niente verrà più rimandato. Il Comune di Camaiore nel frattempo sta avviando le procedure per la fornitura dell'acido peracetico, per cui verrà predisposta un'indagine di mercato tramite la piattaforma informatica Start, e verrà individuato il soggetto gestore degli impianti.
I cantieri non dovrebbero durare che qualche mese, questo assicurerebbe la sua efficacia durante il periodo estivo: non appena saranno terminati i lavori infatti, si pensa entro la fine di gennaio, dovrà partire la fase di sperimentazione. L’università di Pisa insieme a Arpat e Asl vigilerà e analizzerà i risultati del peracetico sull’acqua.
Non pochi infatti hanno sollevato dei dubbi sull’innocuità, primi tra tutti proprio Arpat. A seguire l’agenzia sono stati quelli del Movimento Cinquestelle regionale che hanno denunciato come «la sostanza può produrre forti effetti locali a contatto diretto con gli occhi, pelle e tratto respiratorio».
Accuse che sono state rispedite al mittente dal partito del sindaco capofila del progetto Alessandro Del Dotto che aveva spiegato come «le iniezioni dell'acido peracetico avverranno nella fognatura con dosaggi inizialmente minimi che poi, se servirà, saranno aumentati tenendo però sempre sotto controllo eventuali effetti negativi su ambiente e salute».
L’acido, secondo la procedura stabilita, sarà inizialmente versato nelle idrovore dei depuratori e poi eventualmente negli alvei dei fiumi. L’Arpat ha ottenuto infatti che non venga gettato alle foci dei fiumi, foci che ricevono i liquami dall’entroterra che sono la causa principale dei divieti di balneazione. A causa di un sistema fognario incompleto, arriva al mare quello che non dovrebbe arrivare.
E a cantare, a quel punto, non c’è mai nessuno: né i bagnanti, né i balneari.
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