Il Tirreno

Versilia

«Meningite, non c’è rischio contagio»

di Claudio Vecoli
«Meningite, non c’è rischio contagio»

Dopo la morte della professoressa Caputo, l’Asl rassicura: in questo caso la profilassi per chi è stato in contatto con lei non serve

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VIAREGGIO. Stop agli allarmismi. O, almeno, a quelli ingiustificati. L'altolà arriva direttamente dall'Asl Toscana nord-ovest. Che invita a non confondere il caso di meningite fulminante di tipo C che ha stroncato due giorni fa la colf russa di Firenze con il caso dell'insegnante di Viareggio morta lunedì a Livorno a causa delle complicazioni sopraggiunte un mese dopo essere stata colpita da una meningite pneumococcica. Insomma, se è vero che in Toscana - come dimostrano i troppi casi avvenuti nel 2016 - esiste una emergenza meningite, è altrettanto vero che l'episodio della morte della professoressa Lilia Agata Caputo - come del resto spiegato dettagliatamente nel pezzo pubblicato ieri dal Tirreno - non rientra fra quei casi di meningite che sono a rischio contagio.

Di fronte ad una psicosi generalizzata, arriva allora l'ulteriore sottolineatura da parte dell'Azienda sanitaria locale. Che spiega anche perché non sia stata fatta alcun tipo di profilassi per chi è entrato in contatto con l'insegnante viareggina. «Esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia dell'insegnante deceduta lunedì nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Livorno - si legge nella nota diramata ieri pomeriggio - a seguito di complicanze tardive, imprevedibili e non prevenibili, di natura vascolare a seguito di una meningite-cerebrite pneumococcica. La patologia riscontrata - prosegue il comunicato - non è contagiosa e non deve essere confusa con quella di origine meningococcica per la quale l'Igiene pubblica prevede l'offerta di una profilassi antibiotica a tutti coloro che negli ultimi giorni hanno avuto contatti stretti e prolungati o in un ambiente chiuso con il soggetto in questione. Non vi sono quindi per questa vicenda precauzioni da prendere in nessun ambito».

Intanto la notizia della scomparsa della scomparsa della professoressa di lettere che per tanti anni ha insegnato all’Itc Piaggia, all’Itis Galilei e, nell’ultima parte della sua carriera scolastica, al liceo scientifico Barsanti e Matteucci ha scosso profondamente il mondo della scuola e commosso i tanti giovani che in oltre quarant’anni di docenza, avevano avuto la fortuna di averla come insegnante. In tanti, a partire dal primo pomeriggio di ieri, si sono recati alla camera ardente allestita nella sede della Croce Rossa di via Machiavelli per stringersi intorno al marito Paolo Giorgini - anch’egli docente con una lunga esperienza nel campo dell’insegnamento - e ai due figli: Ilaria, brillante ingegnere dapprima alla Piaggio e da alcuni anni alla Ferrari, e Giulio, arruolatosi nelle file della polizia di stato.

Ma non è solo il mondo della scuola a piangere la scomparsa a soli 64 anni della professoressa Caputo. Specie da quando era andata in pensione come insegnante (aveva lasciato la scuola giusto lo scorso anno scolastico), Lilia si era dedicata con ancora maggiore passione al volontariato, dedicando parte del proprio tempo libero all’interno dell’Associazione volontari ospedalieri (Avo) e del centro di ascolto alla vita (Cav).

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