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Versilia

Il caso di Prato: porta a Serraglio chiusa la notte

«Non puoi andare con il cesello nella jungla. Ci vuole il machete. È il nostro mondo che ce lo chiede, sono quelli più vicini a noi», nel senso di quel Partito democratico che ha voluto e organizzato...

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«Non puoi andare con il cesello nella jungla. Ci vuole il machete. È il nostro mondo che ce lo chiede, sono quelli più vicini a noi», nel senso di quel Partito democratico che ha voluto e organizzato l’iniziativa alla stazione con il sottosegretario al ministero dell’interno, Domenico Manzione ed il sindaco di Prato, Matteo Biffoni (che è anche presidente di Anci Toscana) al quale le parole tra virgolette appartengono. Prima di lui era stato Luca Poletti, ex capogruppo nel consiglio comunale di Viareggio, a dichiarare: «La sicurezza è un tema di sinistra».

Biffoni ha raccontato nel dettaglio come, appena eletto, si è ritrovato a fronteggiare la protesta per lo stato di insicurezza della stazione di Porta a Serraglio. «Dentro la stazione abbiamo portato, con il lavoro di tutti, la pattuglia fissa interforze che identifica chi transita dalla stazione. Abbiamo potenziato il sistema di telecamere e ad una certo ora chiudiamo la stazione. È vero: mi sono preso delle responsabilità. Ma questo i cittadini chiedevano». Non solo repressione, però. Grazie ad un finanziamento della Regione «recupereremo i fondi sfitti delle strade intorno alla stazione e li destineremo a giovani ed associazioni, per fare arte, musiva, eventi».

Sul fronte dei controlli e dei provvedimenti non sono mancati quelli a carico dei locali, con due minimarket chiusi per un anno «ed il Tar che ha dato ragione alla amministrazione».

Insomma, è il messaggio di Biffoni «c’è da lavorarci parecchio, c’è da fare fatica, ma si può fare». (d.f.)

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