Il Tirreno

Versilia

torre del lago

Serve un muro per chiudere il passaggio sui binari dov'è morto Mattia

di Cesare Bonifazi
Serve un muro per chiudere il passaggio sui binari dov'è morto Mattia

I familiari e gli amici del giovane travolto da un treno sono tornati sul luogo del tragico incidente

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TORRE DEL LAGO. La stazione di Torre del Lago da ieri sera è tappezzata di striscioni: decine di parole che hanno preso possesso della facciata ma che in nessun modo riescono a riempire il vuoto per la morte di Mattia Musumeci, il ragazzo 27enne, che ha perso la vita un mese fa travolto da un treno mentre attraversava i binari poco distante da lì. Nessuna parola può farlo. Il grido di chi lo ama è solo uno: sicurezza. «La morte di Mattia serva a qualcosa». Adesso, dove prima c’era il triste passaggio, le Ferrovie hanno messo una rete, ma non basta: la gente vuole un muro perché nessuno più perda la vita tra quei binari assassini.

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Un mese dopo, appuntamento alle 17: tutti alla stazione per commemorare il sorriso di Mattia: gli amici e la mamma Franca uniti a ricordare quel sangue versato sui binari.

Enrico Pisano, ha condiviso con Mattia l’adolescenza, si conoscevano da quindici anni. Enrico fa volontariato nelle ambulanze della Misericordia ed è stato lui a raccoglierlo dai binari: Mattia era irriconoscibile e ha capito solo la sera che l’uomo che era andato a prendere il pomeriggio era il “suo” Mattia.

«È stato uno choc. In quella zona di solito ci sono persone poco raccomandabili e diverse volte siamo andati con l’ambulanza a prendere qualcuno che era morto proprio in quel punto - dice - la zona è mal frequentata ma anche tanti del paese ci passano. Quando la sera mi hanno detto che quel ragazzo non era soltanto “un ragazzo” ma Mattia sono scoppiato a piangere. Sono ancora sconvolto è una morte senza senso e qualcuno deve risponderne».

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Proprio per questo la mamma di Mattia, Franca Carnicci, ha deciso che quella del figlio sia una morte in un lungo elenco: farà causa a Ferrovie che doveva chiudere quel passaggio, a difenderla ci sarà l’avvocato David Zappelli. La signora Franca non si rassegna e farà altro: «c’è voluta la morte di mio figlio per mettere una rete - dice - ma per me è solo una presa in giro: quando qualcuno andrà a tagliarla il varco sarà di nuovo aperto e allora sarà come se nulla fosse accaduto. C’è bisogno di un muro: questa manifestazione non basterà a farlo capire quindi faremo un’associazione e ci uniremo alla battaglia del “Mondo che vorrei” (l’associazione dei familiari della strage, ndr) per rendere più sicure tutte le stazioni».

Anche Daniela Rombi e Marco Piagentini del Mondo che Vorrei infatti si sono uniti a lei: «Capiamo il tuo dolore e ti siamo vicini. La tua lotta è la nostra». Daniela aveva avuto Mattia all’asilo, lo aveva conosciuto che era un bambino e questo amplifica ancora di più il dolore.

Gli amici di Mattia hanno già fatto molto: hanno raccolto i soldi per sostenere la causa e per fondare la nuova associazione. Ma le domande le continuano ad affollarsi nella testa di Franca: «Come mai la procura ha deciso solo ora di aprire un fascicolo, quando ci sono stati altri morti in quel tratto? Perché Ferrovie sosteneva che non era compito suo occuparsi della chiusura del passaggio?».

Per il momento non avrà le risposte che cerca, deve accontentarsi dell’affetto e del calore dei tanti che sono venuti a sostenerla. C’è anche Silvia, ha 16 anni ed era un’amica di Mattia. Si è voluta avvicinare a mamma Franca per abbracciarla. Silvia nei giorni dopo la morte dell’amico è andata a trovarlo tutti i giorni, ha vegliato tra quei sassi: ha ancora gli occhi pieni di lacrime, non riesce a trattenerle. Anche lei ogni tanto passava di lì.

«Non lo fare mai più - la rimprovera con dolcezza Franca - non ci deve essere più nessuno lì».

 

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