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L’arringa dell’avvocato Sgubbi: «Nessuno ipotizzava un pericolo» Sulle strade il caso guard rail
«Nessuna ipotesi di rischio si era mai configurata e nulla era prevedibile, nessuno ipotizzava un pericolo, ieri come oggi», sono le parole dell’avvocato Filippo Sgubbi, difensore degli imputati di...
«Nessuna ipotesi di rischio si era mai configurata e nulla era prevedibile, nessuno ipotizzava un pericolo, ieri come oggi», sono le parole dell’avvocato Filippo Sgubbi, difensore degli imputati di casa-Ferrovie, Giuseppe Farneti e Stefano Rossi. Il legale aggiunge: «Così come non ci si occupa della sicurezza delle auto che finiscono fuoristrada». Nel senso che sono fatti del guidatore. Eppure non sembra pensarla allo stesso modo la Corte di Cassazione che nel 2011 ha emesso una sentenza che sancisce una precisa responsabilità nei confronti degli strumenti di protezione collocati sulle strade. In quel caso il guard rail si era trasformato da strumento di protezione a pericolo, esattamente come accade per il picchetto di regolazione curve lungo i binari: da strumento utile ad elemento perforante la cisterna carica di Gpl, secondo l’accusa della Procura di Lucca. «La responsabilità da cosa in custodia presuppone che il soggetto al quale la si imputi sia in grado di esplicare riguardo alla cosa stessa un potere di sorveglianza», hanno stabilito i giudici della Suprema Corte. (d.f.)
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