Il Tirreno

Versilia

Della Ragione: ecco le mie colpe

di Matteo Tuccini

Il racconto in aula: «Ho dato una botta con il casco a Lasurdi, poi sono fuggito. Su Iacconi non c’entro»

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. «Il casco l’ho usato per colpire Lasurdi. Ma solo una volta. Poi sono fuggito. Con l’omicidio di Manuele non c’entro, non l’ho nemmeno visto. Io non volevo uccidere nessuno».

Non è la prima volta che Matteo Della Ragione, 19 anni, ricostruisce quanto accaduto nella notte del 31 ottobre del 2014 in via Coppino. Ma forse è la prima volta che la sua voce diventa protagonista. Nell’aula del tribunale dei minori di Firenze, dove ieri è iniziato il processo a suo carico per l’omicidio di Manuele Iacconi e il tentato omicidio di Matteo Lasurdi - i due trentenni pestati con i caschi quella notte in Darsena - sono tutti lì ad ascoltarlo. Magistrati, avvocati, parenti delle vittime. Tutti si aspettano la sua verità. E Della Ragione la racconta.

Il ragazzo - che è imputato nella corte minorile perché all’epoca dei fatti aveva 17 anni, ma ne facciamo il nome perché nel frattempo è stato denunciato per un’altra aggressione - ammette di avere delle responsabilità. Che però, secondo la sua versione, sarebbero inferiori rispetto a quelle dell’amico che è stato condannato a dodici anni - sia in primo grado che in appello - per aver massacrato Manuele a colpi di casco. Della Ragione sostiene di aver avuto un ruolo molto diverso nella vicenda, anche rispetto a quanto gli contesta la Procura minorile.

Secondo il pubblico ministero fiorentino Benedetta Parducci - che ha condotto le indagini assieme alla collega della Procura di Lucca Sara Polino - i due protagonisti principali del pestaggio sono entrambi colpevoli dell’omicidio di Iacconi e del tentato omicidio di Lasurdi. Perché nell’aggressione, condotta a colpi di casco, si sarebbero dati la “carica” a vicenda. Infierendo ciascuno sulla propria vittima.

Della Ragione smentisce questa ricostruzione. Ammette di essere stato lì e di aver partecipato all’aggressione. Che sarebbe iniziata con un cazzotto rifilato da Federico Bianchi, 21, sia a Iacconi che a Lasurdi. Su entrambi, a quel punto, si avventano i due minorenni. Il ragazzo che picchia Iacconi lo riduce in fin di vita: Manuele morirà un mese dopo, nell’ospedale di Livorno. Della Ragione confessa di aver rifilato a Lasurdi «un solo colpo con il casco». Poi sostiene di essere fuggito. Senza vedere cosa stava succedendo tra il suo amico e Manuele. E senza avere idea di quale fosse stato il ruolo di Alessio Fialdini, 20 anni, l’altro ragazzo maggiorenne che secondo gli inquirenti avrebbe partecipato alla rissa. Il presunto unico colpo di casco dovrà essere dimostrato non soltanto a parole: anche Lasurdi, infatti, ha passato diversi giorni in ospedale. Durante i quali è stato sottoposto a un intervento chirurgico.

È qui che si gioca la strategia difensiva dei legali di Della Ragione, gli avvocati Giorgio Nicoletti e Paola Memmola. Che puntano a una “derubricazione del reato”, come si dice in gergo: passare, cioè, dall’omicidio e tentato omicidio alle lesioni gravissime. I due legali, inoltre, hanno chiesto e ottenuto che il processo venisse fatto con rito abbreviato. Questo consentirà uno sconto di un terzo della pena nel caso di condanna. La sentenza è attesa per il 24 gennaio (leggi a fianco).

Quello a Della Ragione è il terzo processo per il delitto Iacconi. I primi due hanno riguardato il ragazzo che si era autoaccusato del pestaggio di Manuele: è stato condannato sia in primo grado che in appello. Restano in sospeso le posizioni di Bianchi e Fialdini dopo la chiusura delle indagini.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa