Il Tirreno

Versilia

Stroncata dalla malattia a 44 anni dipendente di un cantiere navale

L’architetto Alessandra Varlese lavorava in Darsena come tecnico da VSY (Viareggio Superyachts) Sabato scorso aveva organizzato una festa per salutare per l’ultima volta familiari e amici

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VIAREGGIO. Sabato sera ha voluto organizzare una festa in un agriturismo a due passi dall'ospedale San Luca di Lucca dove era ricoverata dalla fine di ottobre. Ed ha chiamato a raccolta le persone più care: il marito, la mamma, i parenti e perfino l'amica di scuola del cuore che non rivedeva da un po'. Molti di loro sono arrivati da Portici, la cittadina in provincia di Napoli dove era nata e cresciuta prima di trasferirsi prima a Viareggio e poi a Pietrasanta e a cui era rimasta profondamente legata. Altri l'hanno invece raggiunta dalla Versilia, dove viveva e lavorava. Una sorta di addio festoso, come era nel suo carattere. Perché probabilmente si immaginava che se ne sarebbe andata da lì a poco, dopo più di dieci anni trascorsi a combattere contro un tumore a cui non si è mai voluta piegare. Né con il corpo, né - soprattutto - con lo spirito. E dopo quella festa che lei stessa ha curato fin nei minimi dettagli è tornata in ospedale. Dove martedì pomeriggio ha chiuso gli occhi per sempre.

Alessandra Varlese, quarantaquattro anni compiuti lo scorso 31 gennaio, era fatta così. Una ragazza diventata donna che amava la vita e voleva vivere con entusiasmo ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Specie da quando, una decina di anni fa, le avevano diagnosticato un tumore al seno. Lei non si era abbattuta, si era operata, aveva intrapreso il lungo percorso di cure e terapie per sconfiggere la malattia. E sembrava aver vinto la sua battaglia.

Anzi. Dopo il primo intervento aveva intrapreso una nuova vita. Lei, brillante architetto, aveva lasciato Portici e si era trasferita a Viareggio insieme a Fabio Curcio, l'uomo della sua vita, una laurea in ingegneria e un lavoro da professore in giro per gli istituti superiori di mezza provincia: dalla Garfagnana alla Versilia. Lei, invece, nel novembre del 2010 era stata assunta alla VSY (Viareggio Superyachts), uno dei cantieri navali vanto della cantieristica viareggina. E il suo entusiasmo l'aveva riversato anche sul lavoro, mettendo talento e creatività a disposizione della squadra di tecnici che insieme a lei lavora alla realizzazione di alcune delle barche più belle e più grandi al mondo. Una squadra che era presto diventata anche una sorta di grande famiglia, dove tutti si danno una mano anche al di fuori delle proprie mansioni. E dove ha voluto restare fino all'ultimo, lasciando il proprio posto di lavoro soltanto pochi giorni fa, poco prima dell'ultimo ricovero in ospedale.

Già, perché quattro anni fa quel tumore che sembrava sconfitto era improvvisamente riapparso. E stavolta in forma ancor più aggressiva. Alessandra Varlese non si era scoraggiata e aveva ripreso daccapo la sua battaglia. «Aveva una grande forza interiore - la ricorda Lucia Tanganelli, l'oncologa viareggina dell'ospedale San Luca che l'aveva in cura e con cui negli anni aveva stretto una profonda amicizia - e non si era fatta abbattere neppure quando il male si era nuovamente manifestato. La sorreggeva anche una grande fede...».

A Viareggio Alessandra ha portato avanti anche la sua passione per la politica e l'impegno civile. Fuori dai partiti politici tradizionali, si è infatti impegnata a fondo nel Movimento 5 Stelle, portando avanti una serie di battaglie locali e nazionali. Come quando, lo scorso settembre, da paziente dell'ospedale San Luca ha denunciato con una lettera aperta indirizzata al sindaco di Lucca, all'Asl e al presidente della Regione i problemi legati al cattivo funzionamento dell'impianto di condizionamento specie per chi - come lei - era sottoposta a chemioterapia. Una passione civile che ha fatto sì che perfino Beppe Grillo, dal suo seguitissimo blog, l'abbia salutata con affetto poche ore dopo la sua morte.

Alessandra Varlese negli ultimi tempi abitava a Pietrasanta, in via Stagio Stagi, nel centro storico della Piccola Atene. Si era trasferita qui dopo aver vissuto a Viareggio, in un appartamento in via Mazzini vicino alla farmacia comunale. E a Pietrasanta, cittadina di cui si era ben presto innamorata, si era subito trovata a suo agio. Stamani però, dopo che ieri all'obitorio dell'ex ospedale di Campo di Marte l'hanno salutata per l'ultima volta amici e colleghi di lavoro, tornerà nella sua Portici, dove domani mattina alle 10 nella chiesa di San Ciro saranno celebrati i funerali. Poi andrà a riposare nel cimitero della cittadina a fianco dell'amato padre Lello e della nonna Olga.

Claudio Vecoli

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