Il Tirreno

Versilia

Quell’antisvio mai adottato per non spendere

Quell’antisvio mai adottato per non spendere

L’avvocato Cesare Piazza: il progetto non era negli obiettivi dei Governi Prodi e Berlusconi

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. È la questione del dispositivo antisvio quella toccata dall’avvocato Cesare Piazza (Foro di Firenze), difensore di Salvatore Andronico (Divisione Cargo di Trenitalia) ed Emilio Maestrini (Trenitalia, Direzione ingegneria, sicurezza e qualità di sistema). Piazza è lo stesso legale che, nel corso del dibattimento, aveva portato davanti ai pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, ed ai giudici del Collegio, Gerardo Boragine (presidente), Nidia Genovese e Valeria Marino, il teste Stefano Guidi. Il quale in udienza dichiara che Ferrovie avevano dal 2005 uno studio per equipaggiare i rotabili con sensori «così da tenere sotto controllo le accelerazioni, registrarle in continua ed individuare soglie di allarme per prevenire i deragliamenti». a questo studio lavorava Emilio Maestrini, studio che è rimato nel cassetto.

Piazza per buona parte della sua arringa sembra dimenticare di aver portato sul banco dei testimoni Guidi, impegnato com’è a demolire la validità dell’apparecchiatura il cui prezzo oscilla tra i 1.500 ed i 2.000 euro. Le parole dell’avvocato fiorentino calano pesanti sull’attività della Procura di Lucca e di suoi sostituti Procuratori: «L'immaginazione al potere, era uno slogan del Sessantotto. Un detto cui si è strettamente attenuta la Procura. nell’immaginare che Maestrini e Andronico avrebbero dovuto imporre questo dispositivo ritenuto fallace, problematico, forse anche pericoloso, che non risolve il problema del deragliamento».

Eppure Trenitalia oggi sta sperimentando sui propri carri un sistema che mette il treno in frenatura se interviene un inizio di svio. E l’Europa, che ci pensa da dieci anni, sta per normarne l’utilizzo.

Solo sul finire della sua arringa, Piazza torna a citare le dichiarazioni di Guidi. E lo fa affermando che «Maestrini s'è dato da fare con tutta l'anima. Se poi le condizioni non si sono realizzate non dipendeva da lui, ma dallo Stato». Ovvero da chi avrebbe dovuto pagare.

La domanda è inevitabile: Emilio Maestrini, dirigente di Trenitalia, si è speso «con tutta l’anima» al fine di sperimentare ciò che a detta di Piazza è impossibile se non addirittura dannoso?

La verità è che quando si tratta di antisvio, da sempre, il dibattito lungo i binari d’Europa è attraversato dalla questione denaro. Il rapporto progetto/investimenti - dichiara l’avvocato Piazza - «bisognava rispondesse ad una precisa politica del Governo italiano. Politica che né nel Governo Prodi né in quello Berlusconi è mai stato portato avanti». D’altra parte era stato lo stesso Guidi a confermarlo nel rispondere ad una domanda del presidente Boragine: il progetto di Maestrini non fu portato avanti perché «acquisire i carri merce con quelle apparecchiature non rientra nelle capacità di chi ha proposto il progetto, viste le cifre». Per dirla in parole semplici, Ferrovie «richiedevano azioni da parte dell’azionista, cioè dello Stato».(d.f.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa