Il Tirreno

Versilia

Strage, il legale di Rfi: «A processo brave persone»

di Donatella Francesconi
Strage, il legale di Rfi: «A processo brave persone»

Il professor Luigi Stortoni deposita ai giudici i curricula dei suoi assistiti: con quale senso di responsabilità vogliamo infangare tecnici di altissimo livello?

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VIAREGGIO. «Difendo tre professionisti di alto livello, tre persone per bene», inizia con queste parole l’arringa del professor Luigi Stortoni (Foro di Bologna) difensore di tre dirigenti Fs dei tanti tra gli imputati nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio. «I miei clienti su mio suggerimento - ha detto ancora l’avvocato Stortoni, rivolgendosi al Collegio giudicante (presidente Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino - non hanno voluto venire davanti a voi. Abbiamo creduto che fosse necessaria riservatezza, Ma è importante vedere chi avete da giudicare anche come persone». Detto ciò Stortoni ha depositato i curricula dei propri assistiti, non senza leggerne alcuni passi: gli studi superiori fatti ed il relativo voto all’esame di maturità, con quale grado hanno svolto il servizio militare, la laurea conseguita. Chiedendosi e chiedendo «con quale senso di responsabilità vogliamo infangare persone perbene, tecnici di altissimo livello?».

Immediata, la reazione di Daniela Rombi, vice presidente dell’associazione dei familiari delle vittime “Il mondo che vorrei”: «Mia figlia Emanuela non ha avuto il tempo di laurearsi...», uccisa dalle ustioni riportate nella casa che bruciava dopo l’esplosione del Gpl trasportato dal treno deragliato. Ed i piccoli Piagentini non hanno fatto in tempo nemmeno a “diplomarsi” all’asilo.

Anche Stortoni non ha risparmiato parole forti nei confronti della polizia giudiziaria, dei pubblici ministeri («quasi calunniosi»), della stampa, dell’avvocato del Comune di Viareggio, Graziano Maffei, accusato di aver utilizzato «toni veramente savonaroliani». Il quadro descritto da Stortoni è quello per cui «bisognava comunque, o c'era una spinta, accertare comunque una responsabilità delle Ferrovie. Ma questa non è la Thyssen». Ed ecco, allora - è la lunga argomentazione di Luigi Stortoni - che «si innesta un meccanismo di individuazione di Fs come potenziale responsabile a tutti i costi, sui cui si convoglia il desiderio di giustizia delle parti offese». Gli imputati di Ferrovie, dunque, «hanno subito la gogna che continua. Ci vuole coraggio per assolvere quando ci sono queste atmosfere giustizialiste». Ma d’altra parte trentadue morti bruciati per Stortoni non sono una strage: «La strage colposa è un orrendo ossimoro che ci è stato appiccicato addosso vergognosamente, quali che siano le nostre colpe che non abbiamo. Si è dipinto questo quadro torvo di condanne a morte eseguite. Ed è un inganno nei confronti delle vittime».

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