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Carnevale di Viareggio
l'udienza a roma

Papa Francesco ai carristi: «Il cappello di Burlamacco? Sembra una mitria...»

di Claudio Vecoli
Papa Francesco con il cappello di Burlamacco (foto Paolo Mazzei/Fotomania)
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Papa Francesco con il cappello di Burlamacco (foto Paolo Mazzei/Fotomania)

Storica visita del Carnevale di Viareggio in piazza San Pietro. E' la prima volta in oltre 140 anni. E Bergoglio scherza con i costruttori sul copricapo di Burlamacco

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ROMA. «Quello è il cappello di Burlamacco? Somiglia ad una mitria dei vescovi...» Scherza Papa Francesco. E di fronte alla delegazione del Carnevale di Viareggio può certamente permetterselo più che in altre occasioni in cui l’etichetta impone un atteggiamento più sobrio.

Il cappello rosso di Burlamacco è uno dei tanti doni che i carristi e i rappresentanti della Fondazione hanno portato fino in piazza San Pietro come omaggio al pontefice. Ma è probabilmente quello che lo colpisce di più perché esce un po’ dalla consuetudine dei tanti regali che gli vengono portati da ogni angolo del pianeta durante le udienze generali in piazza San Pietro.

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Papa Bergoglio prende il copricapo dalle mani di Fabrizio Galli sfoderando uno dei suoi sorrisi che hanno conquistato il mondo e sembra quasi volerlo poggiare in testa. Poi però lo porge ai suoi assistenti, provocando un pizzico di delusione nella comitiva viareggina che già pregustava una foto di Papa Francesco almeno in parte nei panni della maschera simbolo del Carnevale.

Ma è una delusione che passa in un attimo, perché il pontefice si dimostra affabile e per niente formale. «Venite da Viareggio, vero? Io ci sono stato una volta per trovare una mia zia che abitava a Pescia» racconta frugando nei ricordi di chissà quanti anni orsono mentre parla con Marco Szorenyi, capo della delegazione viareggina nella sua qualità di vicepresidente della Fondazione. Poi sfoglia per un attimo le riviste del Carnevale che gli vengono offerte e si sofferma sulle foto dei carri. «Belli...» si lascia sfuggire con una esclamazione che non sa soltanto di cortesia. E allora la consigliera Monica Guidi coglie l'assist per invitarlo ad ammirarli dal vivo quei carri. «Chissà...» prosegue il pontefice sorridendo sapendo di dire una piccola mezza bugia (o una mancata verità).

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A Bergoglio viene donata anche la papalina che fu dell’arcivescovo di Lucca Bruno Tommasi. Una papalina speciale, fatta confezionare appositamente per lui con i colori bianchi e rossi di Burlamacco e che fu poi donata alla Fondazione Carnevale dal nipote Federico. E che adesso approda in Vaticano. «Lo conoscevo monsignor Tommasi» rivela ancora Francesco. Che, stando ancora allo scherzo, prosegue: «Domani potrei indossarla...».

Malgrado il sagrato della Basilica di San Pietro per questa ultima udienza giubilare straordinaria far quelle in programma di sabato sia affollato di gente che vuole abbracciarlo e scambiare qualche parola con lui, Papa Francesco si intrattiene forse più di quanto previsto dal protocollo con la delegazione del Carnevale. E da Jacopo Allegrucci, rappresentante dei carristi di seconda categoria, accetta volentieri una maglietta dedicata ad Aurora Francesconi, la ragazzina di 15 anni morta in un incidente stradale e che era una delle maschere del carro di Massimo Breschi.

Così come ringrazia di cuore Michele Canova che da Viareggio ha portato una statua in gesso della Madonna, copia di quella da lui realizzata per il monumento dedicato alle vittime degli incidenti sulla strada. E proprio Canova, uno dei carristi più devoti al cattolicesimo, è il più emozionato della delegazione viareggina partita nel cuore della notte alla volta della Città del Vaticano. «Non sarebbe così felice neppure se venisse promosso direttamente fra i carri grandi...» scherzano gli altri costruttori che sono in piazza San Pietro.

Fede e cartapesta, va detto, non sono mai andati troppo d’accordo fra loro. Anche se più che di fede, bisognerebbe parlare di gerarchie ecclesiali. Papi e cardinali sono stati spesso bersaglio della satira politica dei carristi viareggini. E dal canto suo la Chiesa ha spesso risposto per le rime agli sberleffi viareggini minacciando scomuniche o facendo indirettamente intervenire la censura quando qualche costruttore - da Menghino a Silvano Avanzini, tanto per citare quelli più graffianti - colpiva duro Santa Romana Ecclesia.

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Adesso però di acqua sotto i ponti del Tevere (e del canale Burlamacca) ne è passata davvero tanta. E negli ultimi anni - complice anche una satira che si è via via sempre più annacquata - i rapporti fra Carnevale e Santa Sede si sono enormemente distesi. Fino all’ultima “dichiarazione di pace” lanciata dal Carnevale che quest’anno - dopo decenni di sconfinamento in Quaresima - ha piegato il calendario delle sfilate al calendario liturgico anticipando l’ultimo corso mascherato al martedì grasso anche a scapito di veder penalizzati gli incassi.

Sarà allora solo un caso, ma questa prima volta dei carristi da un papa in piazza San Pietro nella storia ultracentenaria del Carnevale di Viareggio ha anche il sapore di un piccolo avvenimento storico (almeno per la manifestazione). Non più il diavolo da una parte e l’acqua santa dall’altra. Anche se la figura così poco papalina di Francesco ha sicuramente contribuito ad avvicinare le due parti. Arriveremo a rimpiangere i carristi mangiapreti che condivano però con sale (e pepe) una festa che con la religione ha sempre avuto poco o nulla da spartire? Chissà...

Una cosa è certa. Come recita una celebre canzone di Cravache, «poi la quaresima ci purgherà».

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