Il Tirreno

Versilia

«La Versilia si governa con dialogo e umiltà»

di Donatella Francesconi
«La Versilia si governa con dialogo e umiltà»

La ricetta di Alessandro Del Dotto, artefice della serata con Renzi

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VIAREGGIO. Protagonista della settimana politica versiliese e viareggina che ha visto al Teatro Eden Matteo Renzi per la campagna referendaria: Alessandro Del Dotto quella serata ha sostenuto ed organizzato, per poi ributtarsi a capo fitto nel ruolo di amministratore versiliese e sindaco di Camaiore.

Versilia al voto a primavera con Camaiore, Forte e forse anche Viareggio. Quali le questioni centrali?

«Almeno tre. La qualità della balneazione ed il ruolo di Gaia, che si incrociano anche con la qualità dei servizi di Gaia. I servizi pubblici: siamo nell'era delle rivoluzioni scatenate dalla Regione, rifiuti, sanità, trasporti. C'è un assordante silenzio da parte della politica, mentre c'è un grandissimo bisogno di occuparsene. Io mi senso molto solo in queste battaglie. E lo dico con un moto umano, prima che politico. Non è paura dei cambiamenti: è il modo che lascia perplessi. Risposte calate dall'alto, non condivise con il territorio, senza interlocuzione con i cittadini...».

Il primo servizio al centro delle proteste è il sistema sanitario toscano dopo la riforma...

«Qualcosa non va e negarlo sembra prendere e prendersi in giro. Il momento peggiore, per chiunque, è quando scopri che c'è qualcosa che non va e non sai ancora cos’è. La risposta è nell’impegnativa e la prenotazione al Cup. Ma i tempi sono giurassici. Puoi anche riorganizzare la permanenza in ospedale, ma se c'è una cosa che devi potenziare è la diagnostica. Un anno fa ho chiesto alla dottoressa De Lauretis le ore di lavoro dei macchinari. Sto aspettando la risposta con i tempi di una Tac. Ma che manchino uomini o macchine è lo stesso: così non funziona».

La crisi non è ancora passata per la Versilia ed i nostri ragazzi vanno via. Il territorio è in grado di tornare a dare risposte?

«Voglio rispondere con le parole di una lettera che ho consegnato a Renzi, martedì sera all’Eden. La firma Luigi Rossi, il fondatore di Forza Italia a Camaiore. Lui dice: 500 euro dati ad un diciottenne non sono la soluzione ai suoi problemi. La soluzione sono le scuole per artigiani, edili, contadini, carpentieri e lì dentro un contributo per l’avvio di attività. Ecco, i Comuni devono creare un circuito che non sia assistenzialista. Preferisco dare il contribuito ad una cooperativa che mi impieghi i disoccupati, invece che lasciarli a casa, soli, a fumare e giocare alle macchinette».

Tanti problemi aperti ed una Versilia che arranca. Dal 2011 ad oggi il mondo sembra davvero un altro. Ma la politica lo sa?

«La politica se n'è resa conto, però proprio per questo si sta confrontando con i suoi grandi limiti. Quelli del settarismo partitico, del partitismo fideistico, i limiti dei sensi di appartenenza simbolici. Così il referendum costituzionale diventa ti sta simpatico o no Renzi. Invece, c’è più bisogno che la politica abbia la pancia in terra e la bocca e gli orecchi dal barbiere. Ho parlato più di politica dal barbiere in una mattinata, che in tutta la settimana».

La situazione amministrativa di Viareggio certo non aiuta...

«A Viareggio faccio un augurio: che l'estrema frammentazione politica, anche interna ai partiti, di cui soffre Viareggio trovi nelle scelte che farà il Pd, ma che Sinistra italiana e le liste civiche, una cura da cavallo fatta di dialogo. Questo significa mettersi intorno ad un tavolo, legittimarsi, accettare le regole, mettere davanti a tutto la città il suo futuro e non il nostro personale. Dalla ripresa di Viareggio dipende tutta la Versilia. Deve finire l'epoca in cui si gode delle disgrazie altrui. Io lavoro a Viareggio. E sono un versiliese di Camaiore. La mia generazione è cresciuta senza confini. Anche a me interessa che taglino l'erba in piazza D'Azeglio e che la Passeggiata di Viareggio sia bella».

Lo strumento per realizzare questo è l’unità di cui molti si parla in questi giorni?

«Per come si muove oggi l'elettorato la solitudine, la rivendicazione di autosufficienza sono puntualmente sconfitti ad ogni appuntamento elettorale. Una politica umile, che sa ammettere i propri limiti, è alla base di una nuova visione del governo delle città. C'è bisogno del confronto all'interno di una coalizione. Perché altrimenti rischi di perderti momenti di valutazione e riflessione che per una città sono fondamentali. Alla mia sinistra, a Camaiore, ho un mondo che mi sollecita posizioni forti, per esempio sulle questioni ambientali. Tutta questa differenza per un sindaco è anche faticosa, ma se ti piace fare politica non puoi fare il dittatore. In politica bisogna parlare con tutti: un sindaco non può scegliersi con chi parlare e con chi no. Se scegli di non parlare con qualcuno al 99% stai facendo un danno alla città, perché stai facendo perdere un'opportunità. Quando dico tutti escludo, ovviamente, personaggi ambigui o legati ad ambienti poco raccomandabili. E mai - ribadisco mai - le orge di potere per vincere. Semmai coalizioni di governo, riunite più che intorno ad una persona, ad una strategia per il futuro della città».

Ma Viareggio tutto questo lo sa?

«Secondo me i viareggini lo sanno. E bene».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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