Il Tirreno

Versilia

«Ha cercato di violentarmi»: assolto

di Matteo Tuccini
«Ha cercato di violentarmi»: assolto

Lo chef era accusato da una giovane madre a cui aveva fatto un colloquio per un posto nel ristorante

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VIAREGGIO. È una storia brutta, da qualsiasi parte la si guardi, quella che ha visto finire in tribunale - sul banco degli imputati - lo chef di un ristorante viareggino. Accusato di violenza sessuale da una giovane madre di origine straniera, a cui aveva fatto un colloquio di lavoro. Colloquio che aveva come obiettivo l’assunzione nel suo ristorante, nel ruolo di aiuto in cucina.

La storia, almeno per il momento, si è conclusa venerdì. Con l’assoluzione del cuoco «con formula piena». Ma la difesa della donna, rappresentata dall’avvocato Eleonora Romani, ha già annunciato appello. Appello che probabilmente farà anche il pm Sara Polino, che nel processo rappresentava l’accusa. Soddisfatti, invece, i legali del cuoco, gli avvocati Alessandro Belli e Simone Silvestrini. Che hanno visto vincere la loro linea difensiva, che poi era la stessa dell’imputato. E cioè che tra le due persone ci fosse un legame affettivo, o comunque una storia.

Non è questa la versione che la giovane aveva fornito alla polizia, a cui si era rivolta per fare denuncia, e durante il processo. Secondo quanto raccontato dalla ragazza, il colloquio professionale avviene nel gennaio del 2014. Lei, dice, ha bisogno di lavorare: proviene da un Paese straniero e ha con sé una figlia, il che complica molte cose. Il colloquio sembra andare bene, e l’idea è che la giovane possa cominciare a lavorare quanto prima come aiuto cuoco. Con uno stipendio di 1.200 euro al mese più vitto e alloggio.

Il contratto, però, non viene stipulato. E - secondo quanto emerso nel processo - questo lavoro non inizia mai. Due mesi dopo il colloquio, all’interno del ristorante, sarebbe avvenuto l’episodio denunciato dalla giovane. Lei sostiene che il cuoco l’avrebbe chiusa in una stanza, dicendole che voleva aiutarla dandole il lavoro di cui aveva bisogno. Poi l’avrebbe aggredita e le avrebbe strappato i vestiti. Lei racconta di essersi ribellata, mentre l’uomo le avrebbe detto di stare zitta. Poi sarebbe riuscita a fuggire. Per non farsi più vedere né dall’uomo, né al ristorante.

Questo episodio viene raccontato dalla giovane in questura a Lucca, città dove abita. La polizia esegue le indagini, al termine delle quali la Procura chiede e ottiene il rinvio a giudizio del cuoco. L’accusa è violenza sessuale aggravata: la legge italiana, infatti, è stata resa più severa sull’argomento. Si considera violenza qualsiasi tentativo di sopraffazione sessuale, anche se il rapporto non è stato consumato. Il cuoco sceglie il rito abbreviato.

Al termine della discussione nel tribunale di Lucca, il giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci assolve il cuoco con formula piena. Il processo di primo grado si chiude qui, ma - secondo quanto anticipato dall’avvocatessa Romani - si andrà certamente in appello. «Siamo convinti - ha spiegato - che questa vicenda sia chiarissima. E lo dimostreremo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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