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Quando la piccola Dalia Gaberšcik ammirava la fontana

Quando la piccola Dalia Gaberšcik ammirava la fontana

VIAREGGIO. In una foto ingiallita dal tempo, tirata fuori da chissà quale cassetto, si vede una famigliola felice: un padre e una madre che tengono per mano la loro piccola. In quel piccolo ritratto...

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VIAREGGIO. In una foto ingiallita dal tempo, tirata fuori da chissà quale cassetto, si vede una famigliola felice: un padre e una madre che tengono per mano la loro piccola. In quel piccolo ritratto familiare c'è l’immagine della cultura italiana: la famiglia Gaber in un’istantanea nello scorcio della Passeggiata di Viareggio negli anni 70. C’è il signor G, il maestro del teatro in musica, che guarda distratto verso un punto fuori campo, con lui Ombretta Colli, bellissima nel suo chemisier con le maniche lunghe color panna cinto alla vita da una lunga cintura scura con le frange e una fedora a tesa larga; controlla materna la piccola Dalia: all’epoca in cui fu scattata la foto avrà avuto meno di dieci anni. In quello scatto c’è tutta la naturalità di una comune famiglia che fa due passi in una Viareggio di altri tempi. Quella in cui la Piazza Mazzini con il suo Belvedere delle Maschere splendeva ed era il bel salotto della città.

Ma il ricordo sbiadito di quella fotografia ora lascia molto amaro in bocca a Dalia Gaberšcik, la figlia del maestro, che si unisce agli altri personaggi legati a Viareggio che hanno lanciato un appello affinché la piazza torni ad essere quella in cui la piccola Dalia ha ammirato l’acqua della fontana e le aiuole curate.

«Quello che è rimasto di quella piazza è il bellissimo tramonto: mozzafiato - dice la Gaberšcik - Trovo che sia la piazza più bella di Viareggio e sarebbe un dovere da parte di chi amministra la città trovare una soluzione per risolvere questa situazione».

Le tante voci che l’hanno preceduta hanno suonato la stessa canzone, note che rimangono nell’aria come il libeccio che soffiando inonda le aiuole nelle giornate ventose e le mattonelle sconnesse.

«Non credo che possa esistere un testimonial migliore della piazza che il luogo stesso - continua - la Passeggiata raggiungerebbe la sua bellezza più completa proprio in quella piazza dove c’è lo storico bar Fappani, il simbolo di tutto un mondo, di una certa Viareggio. Bisognerebbe che un po’ di sforzi si concentrassero su questo luogo importante che adesso è ridotta in condizioni che proprio non merita. Pur non avendo particolari ricordi legati a piazza Mazzini, l’ho sempre pensata come un luogo magico: la degna conclusione dei corsi del Carnevale. La tradizione delle maschere che incontra il tramonto e il cielo. Uno spettacolo così suggestivo che è un peccato sia stato dimenticato da chi negli anni ha governato Viareggio».

Cesare Bonifazi

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