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incuria per il monumento nazionale

Piove dentro la casa museo di Giosuè Carducci

Piove dentro la casa museo di Giosuè Carducci

VALDICASTELLO CARDUCCI. Infiltrazioni d’acqua mettono a rischio la casa natale e museo di Giosuè Carducci, a Valdicastello. Una delle travi portanti del soffitto è marcita. Ed è davvero un peccato,...

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VALDICASTELLO CARDUCCI. Infiltrazioni d’acqua mettono a rischio la casa natale e museo di Giosuè Carducci, a Valdicastello. Una delle travi portanti del soffitto è marcita. Ed è davvero un peccato, per quel piccolo gioiello così minuziosamente ben conservato, non aver ancora riparato al danno. Nel museo, gestito dal Comune di Pietrasanta, dopo diverse segnalazioni non è ancora entrato nessuno ad occuparsi della messa in sicurezza. Un lavoro che impiegherebbe una sola giornata. «Ci stiamo organizzando per riparare il danno il prima possibile - ha garantito il capo di gabinetto del Comune Adamo Bernardi - Purtroppo quella casa è piena di problemi. Fortunatamente siamo riusciti a tamponare le ingenti perdite d’acqua che fuoriuscivano dall’abitazione privata adiacente. E che, per diverso tempo, hanno completamente inumidito una delle pareti». Bernardi precisa che la furia del vento che si abbatté in questa zona, lo scorso anno, non ha contribuito al buon mantenimento della casa. E spiega: «Quando abbiamo ripreso in mano il museo, nel 2015, ci siamo ritrovati con una grossa gatta da pelare. L’amministrazione Lombardi, d’altronde, non fece niente per migliorarne lo stato conservativo». Fatto sta che, ad oggi, le uniche persone che si occupano di mantenerla in buono stato sono le stesse guide turistiche che accolgono i visitatori.

La casa-natale, dove il 27 luglio 1831 nacque il celebre Giosuè Carducci, conserva ancora intatta la sua antica struttura. Composta da quattro stanze, conservate in ottimo stato, l’abitazione è stata dichiarata “monumento nazionale” già nel lontano 1907, subito dopo la morte dello scrittore. Su tre piani, al suo interno, si possono ancora ammirare la piccola cucina, la vecchia camera con il letto originale, lo scrittoio del padre, che a Valdicastello lavorava come medico per i minatori, una vecchia scrivania dove il poeta compose alcune delle sue opere. All’ultimo piano, dove adesso è marcita la trave e le perdite d’acqua sono quotidiane, c’era il bagno. Un vero e proprio lusso per quel tempo, dato che quasi tutte le abitazioni il bagno non l’avevano proprio. In quella casa, invece, fu possibile realizzare lo scarico perché proprio al suo fianco vi scorre il torrente. Il premio Nobel per la Letteratura visse soltanto tre anni in quella dimora, dopodiché il padre fu chiamato a lavorare a Firenze. Ma, di Valdicastello sempre rimase intatto il ricordo nella memoria del poeta, che vi tornò tre volte, e ne lasciò memoria in diverse delle sue opere, tra cui: “Intermezzo”, “Davanti a San Guido” e “Iuvinelia”.

Chiara Buratti

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