Sicurezza
Fs: la responsabilità era in capo alla neonata Ansf
Era l’aprile del 2010 e l’incontro fu teso ma aprì ad un confronto importante, una disponibilità che un Ente dello Stato fino a quel momento non aveva mostrato nei confronti del disastro ferroviario...
Era l’aprile del 2010 e l’incontro fu teso ma aprì ad un confronto importante, una disponibilità che un Ente dello Stato fino a quel momento non aveva mostrato nei confronti del disastro ferroviario di Viareggio, accaduto meno di un anno prima. Alberto Chiovelli, allora direttore della Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie (Ansf) incontrò una delegazione dei familiari delle vittime della strage (nella foto Chiovelli con Daniela Rombi).
Ieri, nell’aula del Polo fieristico di Lucca, l’avvocato Carla Manduchi ha a lungo argomentato per convincere il Collegio giudicante (presidente Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) che sul banco degli imputati dovrebbe stare anche l’Agenzia e lo stesso Chiovelli che ne ha guidato la nascita tra mille difficoltà.
Il tema è quello del passaggio di competenze tra Rete ferroviaria italiana (gestore dell’infrastruttura) che fino al 2008 è stata “signora e padrona” di ogni foglia che si muovesse lungo i binari e la neonata - all’epoca - Ansf. Un tema sul quale i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino hanno presentato al fascicolo del dibattimento un’esaustiva memoria.
E chi - lungo i binari d’Italia - ha memoria di quei mesi, di quel periodo non può dimenticare quanto si andava commentando tra le fila di Ferrovie e dei suoi vertici nell’assistere ai primi vagiti dell’Agenzia: adesso quando accade un incidente si sa con chi devono prendersela...
L’avvocato Manduchi non solo rinnega la responsabilità di Rfi dal 2008 in poi, ma anche per il periodo dal 2005 al 2008, contestato dai capi di imputazione: «Tutto ciò che è avvenuto tra 2005 e 2009 non ha alcuna rilevanza. Perché l’assile che si è rotto è stato messo sul carro in questione il 2 marzo 2009». (d.f.)
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