Il dolore
Dopo 70 anni risolve il giallo della statua senza un braccio
Il pezzo del monumento ai caduti staccato da un’esplosione Anziano va in Comune e rivela: «L’ho preso e sepolto»
PIETRASANTA. Forse il mistero, custodito nel “vociare” di paese per 70 anni, alla fine resterà tale. Di certo le parole di Redento Giannecchini sono servite a definire meglio i contorni della scomparsa del braccio del monumento ai Caduti. Monumento realizzato da Abele Jacopi, inaugurato il 14 giugno 1925, e mutilato appunto da più di 70 anni. Quando, probabilmente in tempo di guerra, un’esplosione lo aveva danneggiato.
Dell’arto della statua equestre centrale che stringe una fiaccola non si erano più avute notizie. Fino a ieri mattina, perché stando al racconto di Giannecchini, oggi 80enne, quel braccio venne brandito da lui stesso per distruggere il “nido d’amore” - in realtà un rifugio - dove andavano ad appartarsi le coppie all’epoca. Poi le macerie, l'indifferenza degli uomini e il divenire degli anni avevano cancellato ogni traccia. «L’arto è sotterrato in piazza Statuto - dice Giannecchini - Sono stato io a metterlo lì dove in tempo di guerra c’era il rifugio degli americani. Finita la guerra, era diventato uno spazio per le coppiette coperto con delle lastre di marmo. Un giorno vidi uscire dal rifugio prima una donna e poi un uomo: presi l’arto della statua, che era ai piedi del monumento, per abbattere la copertura del rifugio per poi lasciarlo dentro il buco. Quello stesso buco che ho successivamente coperto. È rimasto lì tutti questi anni. Spero che lo ritrovino». Aveva 11 anni, Redento,quando si mise in testa di distruggere il rifugio: ad innescare il suo scatto d’ira forse un barlume di gelosia, forse ancora il fastidio di vedere quello spazio utilizzato dagli americani trasformato in un nido dove scambiarsi le prime carezze. O ancora accogliere i clienti delle prostitute locali.
Da mesi è in corso il restauro del monumento e il ritrovamento dell’arto avrebbe, sicuramente, restituito ad un simbolo della città quello che la guerra aveva sottratto. Ma così non è stato. Gli scavi, seguiti dalla Sovrintendenza di Lucca, dal capo di Gabinetto Adamo Bernardi e dal funzionario Eugenia Bonatti, hanno infatti riportato alla luce solo un paio di parti in marmo riconducibili all’arto scomparso. «Dispiace - commenta Bernardi - ci avrebbe consentito di restaurare, con parti originali, la statua. È stata un’affascinante caccia al tesoro che ha riportato nel presente un pezzo di storia della nostra città. Gli scavi hanno portato alla luce anche due colonne di una panchina in marmo che saranno riutilizzate». Il mancato ritrovamento dell’arto non consentirà di poter sostituire il braccio con un restauro in quanto mancano alcuni fondamentali elementi per la riproduzione. I due resti dell’arto della statua finiranno invece al Museo dei Bozzetti. Durante gli scavi è stato ritrovato anche un elmetto tedesco.
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