Il Tirreno

Versilia

Dodici bagni di Lido sfidano la Bolkestein

di Matteo Tuccini
Dodici bagni di Lido sfidano la Bolkestein

Ecco chi è pronto a firmare il rinnovo della concessione Ma c’è chi ha dei dubbi sul contratto. E chiede chiarimenti

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LIDO. Sono dodici gli stabilimenti balneari di Lido pronti a firmare il rinnovo della concessione per un periodo che va dai sei ai prossimi vent’anni. Una richiesta fatta tramite amministrazione comunale, sulla base degli investimenti fatti e da fare. E che punta ad aggirare la trappola della direttiva Bolkestein. E quindi della messa a gara delle spiagge.

La bozza del contratto è stata preparata dal Comune per i bagni Onda, Mascotte, Bergamo, Sodini, Eugenia, Italiano, Maestrale, Conchiglia, Argo, Parini, Imperiale e Ariston. Che hanno una decina di giorni a disposizione per firmare. Altri otto stabilimenti la riceveranno a breve. In totale sono una ventina i bagni lidesi per cui è stata accettata la richiesta di rinnovo della concessione, e cioè della gestione della spiaggia. Altri sessanta hanno fatto domanda: le pratiche che li riguardano sono all’esame degli uffici.

L’opportunità data ai balneari si chiama “atto formale”: è regolamentata da una legge del 1993. Che però è tornata d’attualità quando alcuni stabilimenti versiliesi - per la precisione sette tra Viareggio e Forte dei Marmi - hanno avviato le pratiche in vista della scadenza della loro concessione. Ricordiamo che dopo la sentenza della Corte di giustizia europea le concessioni degli stabilimenti balneari sono considerate scadute al 31 dicembre 2015, ma con una specie di proroga temporanea. Valida fino a quando il Governo non modificherà il sistema di assegnazione delle spiagge ai privati.

Il solco tracciato da questi balneari è stato preso come spunto dalla Regione. Che ha varato una legge con cui si dà la possibilità ai bagni di chiedere il rinnovo dei loro titoli da sei a vent’anni. Presentando un piano di investimenti che giustifichi la loro permanenza. Gli investimenti possono anche essere già stati fatti: in quel caso si considera il periodo necessario ad ammortizzarli. Questa normativa regionale è stata impugnata di fronte alla Corte Costituzionale dallo Stato, perché la ritiene un doppione rispetto alla legislazione nazionale. Inoltre il Governo vuole riprendere in mano la gestione del turismo: il referendum del 4 dicembre, che punta ad annullare le competenze sminuzzate tra le Regioni, ne è una prova.

Al di là di tutte le schermaglie istituzionali, che interessano poco o nulla, anche a Lido si è intrapresa la strada che porta alla richiesta di rinnovo. L’obiettivo è evitare la trappola delle messa a gara delle spiagge: questa richiesta che viene fatta dai bagni prevede soltanto una pubblicazione, per quanto soggetta ad eventuali domande concorrenti. Su questo punto i pareri sono discordanti e la normativa è nebulosa. I bagni sono sul chi va là, perché hanno paura di perdere la spiaggia, qualora si verificasse una vera e propria procedura di selezione pubblica. Insomma: temono le “aste” (termine improprio ma ormai di uso comune).

Ecco perché la bozza di contratto elaborata dal Comune ha incontrato comunque i dubbi di alcuni concessionari. Lo scetticismo è dovuto al fatto che nel contratto si dice che non ci sarà alcun risarcimento per il balneare nel caso in cui le strutture sulla spiaggia - che sono di sua proprietà - vengano considerate di difficile rimozione. E quindi incamerate dall’amministrazione pubblica. La questione dell’indennizzo, del resto, è uno dei punti cardine del dibattito: i balneari temono di doversene andare, ma ancora di più di doverlo farlo a costo zero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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