Sicurezza
Comincia la caccia al mecenate di piazza Mazzini
Il recupero del Belvedere come il restauro del Colosseo grazie alle agevolazioni previste dall’Art bonus
VIAREGGIO. L’identikit è difficile da tracciare, ma non impossibile. E i profili possono essere molteplici: l’imprenditore o la cordata di imprenditori che vogliono lasciare il segno nella valorizzazione di un luogo simbolo della città, una fondazione bancaria, un gruppo di associazioni che - ciascuna impegnandosi per una quota - che si faccia carico dei costi per il recupero del Belvedere delle Maschere, obiettivo della campagna ribattezzata #amopiazzamazzini intrapresa dal Tirreno. Come pure non mancano i benefici sul piano fiscale per chi dovesse decidere di investire in arte, cultura e turismo: il così detto Art bonus sfruttato, ad esempio, da Diego Della Valle per il restauro del Colosseo a Roma. Piazza Mazzini non è, ovviamente, il Colosseo. Le cifre in campo sarebbero ben più contenute. E proprio per questo la ricerca di uno sponsor in grado di difendere la bellezza di questo luogo si prospetta, almeno in teoria, un compito meno arduo. Ben consapevoli che il Comune di Viareggio in dissesto non potrà, per un bel po’ di tempo ancora, farsi carico di interventi di riqualificazione.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.14393166:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/11/10/news/quando-al-posto-del-belvedere-c-era-una-grotta-1.14393166]]Il primo passo: numeri e progetti. Da dove cominciare? La strada da percorrere l’ha indicata qualche giorno fa l’ingegnere viareggino Andrea Biagiotti. Un progetto da costruire su basi certe - intanto i numeri della piazza rilevati da un buon geometra - e il più possibile condiviso «rispetto al quale - spiega Biagiotti - confermo la mia disponibilità a portarlo avanti e renderlo appaltabile». La condizione indispensabile per l’ingegnere deve essere «l’assoluta assenza di compensi o rimborsi spese per chi vorrà far parte del pool di professionisti». Dopo di che si potranno individuare finanziatori ed esecutori.
L’Art bonus. Il meccanismo che potrebbe favorire l’impegno finanziario di qualche privato per il recupero di un bene di indubbio valore culturale e turistico come il Belvedere delle Maschere è, oltre alal disponibilità di un progetto confezionato ad hoc e a costo zero, quello dell’Artbonus. Chi sponsorizza interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, o ancora sostiene istituti e luoghi della cultura di appartenenza pubblica (come musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali) può scaricare dalle tassa il 65% della sponsorizzazione. Al beneficio fiscale (tecnicamente un credito di imposta) posso accedere tutti i soggetti «che effettuano le erogazioni liberali a sostegno della cultura e dello spettacolo indipendentemente dalla natura e dalla forma giuridica». Dai privati cittadini alle imprese dei più disparati settori. Di questa procedura si è avalsa la Tod’s di Della Valle nell’ambito della monumentale operazione di restauro del Colosseo: progetto molto chiacchierato i cui risultati, però, sono quotidianamente sotto gli occhi di decine di migliaia di turisti. Il mecenate di cui avrebbe bisogno Viareggio avrebbe certo meno visibilità, investendo ovviamente molto, ma molto meno.
Non solo pavimentazione. Intanto l’aver acceso un “faro” sulle condizioni di degrado e abbandono di piazza Mazzini, da tanti cittadini denunciate da tempo, ha contribuito a far emergere problematiche - anche legate alla sicurezza - che caratterizzano l’area. Come quelle rimarcate, ancora una volta, dall’ingegner Biagiotti relative allo stato in cui versa il pennone centrale della piazza, quello sul quale viene issata ogni anno ad inizio Carnevale la bandiera Burlamacca. «Non è una struttura sicura, prima o poi viene giù, basta vedere come si piega quando c’è un po’ di vento. Succede anche con gli alberi delle imbarcazioni a vela quando sono sottodimensionati» spiega il professionista viareggino. Che sull questione chiama in causa il Comune: «Il commissario prefettizio Stelo mi sembra una persona attenta - conclude - gli sottopongo questa questione: quel pennone va messo in sicurezza».
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