Sicurezza
Lo ha pugnalato a morte per i soldi
L’assassino ha confessato di avere colpito il clochard perché pensava che gli avesse rubato il portafogli
VIAREGGIO. Dal suo piccolo giaciglio di fortuna fatto con un paio di teli tra quattro alberi della pineta di Levante mancavano il portafogli e qualche vestito; Seghei Gingurean, 57 anni di origine moldava senza permesso di soggiorno, è stato assalito dal sospetto che l’autore del furto fosse Gyorgy Eczet, 45 anni, di origine ungherese, che era poco distante, sotto una tettoia del Palasport. Una lite tra senzatetto che si è trasformata in una tragedia.
Eczet si era fatto un giaciglioin un cantuccio sul retro del palazzetto dello sport di via Salvatori, vicino al campetto da calcio.
Proprio lì i due hanno litigato, ma poi la situazione è degenerata: Gingurean ha tirato fuori un coltello da cucina, una lama da 14 centimetri, e ha pugnalato il suo avversario diverse volte, l’ultimo colpo, quello fatale, alla gola. Ad assistere alla scena una terza persona, un amico di Eczet, anche lui senza fissa dimora. Il moldavo, forse spaventato dal sangue, è fuggito in direzione della pineta e nella corsa ha gettato in un cespuglio il coltello.
La telefonata alla polizia è arrivata alle 8.40. Immediata anche la chiamata al 118 da parte dei titolari del bar lì vicino che è stato subito avvertito del delitto.
Attraverso le indagini congiunte di carabinieri e polizia si è arrivati all’identificazione dell’assassino, Gingurean appunto, che nel frattempo si era dileguato. Immediate le ricerche: gli indizi per riconoscerlo erano le scarpe da ginnastica, un modello particolare e facilmente riconoscibile. L’identikit è stato diramato a tutte le forze dell’ordine.
L’uomo nel frattempo ha raggiunto la stazione di Viareggio: lo hanno trovato tra il binario tre e il quattro. Voleva prendere un treno e proprio da lì partono quelli a lunga percorrenza. Destinazione? O Genova o Roma. Ma agli agenti della polfer che lo hanno rintracciato dopo due ore dal delitto ha raccontato di voler andare dal fratello che abita a Lucca. Gli agenti lo hanno fermato perché avevano notato che i suoi abiti erano sporchi di sangue.
Gingurean, che era in uno stato confusionale forse in preda all’alcol, è stato quindi interrogato e pare abbia avuto un sussulto quando è venuto a conoscenza del fatto che Eczet era morto. Evidentemente nel momento in cui era scappato l’uomo era ancora vivo. La polfer è riuscita a calmarlo e l’assassino ha indicato il luogo esatto dell’arma con cui ha ucciso Eczet. Agli investigatori ha detto anche di essere stato aggredito dalla sua vittima durante il litigio, forse voleva tentare la strada della “legittima difesa”.
Ma questa versione di Gingurean, non è compatibile con la ricostruzione fatta a carabinieri e polizia dall’unico testimone del delitto, un altro clochard che stava parlando con la vittima prima della lite. L’unico ad aver visto tutto e colui che ha dato l’allarme al bar del Palasport affinché venissero chiamati i soccorsi.
Nel tardo di pomeriggio di ieri, dopo un interrogatorio alla presenza del pubblico ministero Antonio Mariotti e dell’avvocato Stefano Franchi, arrestato e portato in cella al carcere San Giorgio a Lucca, le accuse che pendono sul capo di Gingurean è omicidio aggravato dalla particolare vulnerabilità della vittima e porto abusivo di arma bianca.
L’autopsia sul corpo della vittima è stata predisposta e potrebbe tenersi già nella giornata i oggi, i risultati potrebbero confermare la dinamica.
Quello consumato ieri sulla strada che corre il retro del Palasport è il terzo omicidio che si consuma nella zona: oltre a Guidotti e all’omicidio di ieri, non molto distante da lì il 31 ottobre del 2014 ha perso la vita anche Manuele Iacconi, preso a colpi di casco.
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