Il dolore
Fs: barriere irrilevanti e sicurezza solo sui binari
L’avvocato Ambra Giovene: la richiesta dei residenti nel 2001 è rimasta senza risposta perché decifrare quei nominativi era impossibile
VIAREGGIO. «Decifrare quei nominativi in quella lettera era impossibile» argomenta l’avvocato Ambra Giovene, difensore degli imputati del Gruppo Ferrovie Calogero Di Venuta, Giorgio Di Marco e Mario Testa. La lettera è quella che era stata inviata nel 2001 dai residenti di via Ponchielli (56 le firme in calce) ad Fs, sede di Firenze. Dove l’ingegnere Calogero Di Venuta era a capo della Direzione compartimentale infrastruttura della Toscana. L’avvocato Giovene, che non ha terminato la propria arringa a causa dei postumi di un malanno di stagione, ha aggiunto: «Non fu dato riscontro a quella lettera in mancanza di un riferimento cui dare eventuale risposta». Eppure, lo si vede anche dalle foto che mostriamo in questa pagina e che all’epoca fecero il giro del mondo, a lato dei nominativi ci sono tutti gli indirizzi, con relativo numero civico e ben leggibili.
Sul valore scritto nella pietra di questa lettera si è soffermato a lungo l’avvocato di parte civile Graziano Maffei che assiste anche il Comune di Viareggio. I periti esperti di gas ed incendi nominati dalla Procura hanno dimostrato, simulazioni alla mano, che la presenza delle barriere anti rumore avrebbero deviato il Gpl verso la stazione che è dotata di sistemi di allarme e piano di sicurezza che via Ponchielli ed i suoi abitanti non potevano e non dovevano avere. Lo stesso Giuseppe Romano che dal comando provinciale dei vigili del fuoco di Firenze arrivò a Viareggio per coordinare l’immane intervento dei pompieri tutti, al “Tirreno” dichiarò che il muro avrebbe potuto contenere il disastro. Una frase che risuonò il 22 luglio 2009 nella sala del consiglio comunale di Viareggio.
E fu il “Tirreno” nell’immediatezza dei fatti a raccogliere la testimonianza accorata di Rolando Pellegrini, uno dei residenti di via Ponchielli che si è miracolosamente salvato quella notte maledetta e che più di tutti aveva combattuto per quella protezione - qualsiasi cosa fosse - tra case e binari.
Ambra Giovene non ha risparmiato, ieri in aula, una durissima replica alle parole dell’avvocato Maffei: «Non si può offendere l'ingegnere Di Venuta per quello che è innocuo dal punto di vista processuale. Stiamo ragionando di una cosa irrilevante». E forse, più delle spiegazioni date dallo stesso Di Venuta alla Polfer all’indomani del disastro ferroviario da trentadue morti, sono proprio le parole del legale che danno il senso profondo della mancata risposta ai 56 cittadini di via Ponchielli, compresi quelli che otto anni dopo perderanno la vita tra il fuoco e le macerie.
Perché al fondo della mancata risposta e delle parole scelte dall’avvocato Giovene (“innocuo” e “irrilevante”) c’è ben altro. Ovvero la convinzione del sistema-Fs, quello che lo stesso legale non vorrebbe a processo, che «non entra nelle teste dei pm che al centro della sicurezza ci sia l'esercizio ferroviario e non la sicurezza di terzi. Dispiace a tutti ma così è». E nel dispiacersi, Giovene aggiunge: «È ipocrita pensare che Ferrovie avrebbero dovuto sanare la situazione della distanza casa-binari».
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