Sicurezza
Arnaldo Galli: «Fate rifiorire il Belvedere»
Il carrista viareggino racconta i suoi ricordi più belli legati a quest’angolo di città
VIAREGGIO. In quello spicchio di piazza sono inevitabilmente ambientati molti dei suoi ricordi più cari: dalla gioia per le vittorie con i tanti carri-capolavoro partoriti nei decenni dal suo inimitabile genio fino all'emozione per gli abbracci e l'affetto tributatigli ad ogni corso mascherato dal suo pubblico. Insomma, per Arnaldo Galli il Belvedere delle Maschere è molto più di una semplice terrazza che dalla Passeggiata si affaccia sul mare. È la cornice dove sono contenute le scene più belle della sua vita da film. E che ne fanno un luogo dell'anima e dello spirito. «Per me non c'è piazza più bella al mondo», dice quasi sospirando con gli occhi vispi di un ragazzino di novant'anni che è ancora innamorato della vita. Ma poi, amaramente, soggiunge: «Se però non la si cura a dovere, rischia di diventare lo specchio di una città in decadenza, la cui bellezza finisce per sfiorire con il passare degli anni. E allora ben vengano iniziative come questa del Tirreno per ridare dignità ad un angolo della città che dovrebbe essere un biglietto da visita per il mondo intero».
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Decano dei carristi, recordman assoluto (e probabilmente irraggiungibile) di vittorie al Carnevale di Viareggio, Arnaldo Galli spalanca il cassetto dei suoi ricordi. E in questo racconto che ha come filo conduttore la piazza Mazzini non può che partire dal suo carro più celebre e celebrato: la Bomba. È il 1973, l'anno del primo centenario del Carnevale di Viareggio. E Galli, fra invidie e gelosie, ottiene dall'allora comitato organizzatore il compito di realizzare un carro fuori concorso per celebrare le cento candeline della manifestazione. Così progetta "Guerra e pace", destinato a passare alla storia solo e semplicemente come "la Bomba".
Una costruzione epocale, eletta nel Duemila come carro del secolo. «Sapevo in cuor mio di aver fatto un gran lavoro - ammette Galli senza falsa modestia - ma una cosa è immaginare un'opera è ben altro è vederne l'effetto sul pubblico. E per me la riprova finale di mesi e mesi di lavoro non poteva che arrivare dall'accoglienza che avrebbe avuto il carro in piazza Mazzini. Era qui il vero banco di prova da passare. Così ricordo ancora gli applausi che il pubblico mi tributò al mio ingresso nella piazza. E l'entusiasmo che scatenò quando la bomba si aprì ed esplose con i suoi colori e i suoi movimenti». Quell'anno Arnaldo Galli non vinse uno dei suoi venti primi premi conquistati in carriera, ma solo perché il carro partecipava alla sfilata fuori concorso.
Eppure c'è un altro suo capolavoro che è ancor più legato a piazza Mazzini e che, se non fosse stato per le troppe resistenze sopraggiunte in seguito, ne avrebbe potuto ridisegnare lo skyline per chissà quanti anni. E questa volta non si tratta di un carro. «Io proprio la parte della piazza che costeggia il Belvedere delle Maschere - racconta Galli - l’avevo ripensata completamente. E per valorizzare il lato mare di piazza Mazzini avevo progettato quelli che per tutti i viareggini erano diventati semplicemente i cavalletti».
È l’edizione 2007 del Carnevale di Viareggio e per il Belvedere serve un palcoscenico che faccia da quinta alla sfilata dei carri. Non un fondale qualsiasi, ma qualcosa destinato a lasciare tutti a bocca aperta. E il pensiero va subito ad Arnaldo Galli, il più geniale fra i costruttori, colui che - insieme ad un manipolo di altri carristi viareggini - aveva stupito il mondo quando in occasione della cerimonia di apertura di Italia ’90 a Milano con i suoi marchingegni leonardeschi aveva fatto aprire contemporaneamente ventiquattro palloni (uno per ogni nazionale in gara) facendovi uscire centinaia di palloncini colorati.
Per piazza Mazzini, Arnaldo Galli prende ispirazione da una delle sue grandi passioni: la pittura. E - con il supporto tecnico dell’ingegner Alessandro Volpe - concepisce due giganteschi cavalletti su cui montare di volta in volta dei pannelli sempre diversi. Un’idea che viene accolta con grande entusiasmo anche dai viareggini più scettici. E molti chiedono che quell’installazione resti fissa. «Oltre a valorizzare la piazza - racconta - i cavalletti avrebbero rappresentato anche una importante opportunità economica per la Fondazione Carnevale. Ma un ristretto numero di persone, capeggiate da qualche balneare a cui i cavalletti davano noia per chissà quale motivo, è riuscito ad imporsi. E dopo un lungo tira e molla fu deciso di toglierli e sistemarli alla Cittadella. Peccato, perché avrebbero reso ancor più centrale una piazza che, per me, resta la più bella del mondo...»
@ClaVecoli
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