Lutto
Caso dell’angiografo Ecco la verità dell’ex direttore Asl
Baldacchini: la scelta di comprare il macchinario fu condivisa «All’ospedale Versilia può essere usato senza problemi»
VIAREGGIO. Sembra non finire mai la polemica dell’angiografo, macchinario da un milione di euro acquistato e mai usato all’ospedale Versilia. La questione fa discutere anche a Livorno, dove c’è un angiografo usato per esaminare i vasi sanguigni e vecchio di dieci anni. E la stessa direttrice generale dell’Asl Maria Teresa De Lauretis ha ammesso che avrebbe preferito comprarne uno nuovo per l’ospedale labronico, piuttosto che vederne installare uno al Versilia.
L’ex direttore generale dell’Asl Versilia, Brunero Baldacchini (oggi in pensione), non ci sta. E dopo aver già replicato in precedenza alla De Lauretis, chiarisce ulteriormente perché l’acquisto dell’angiografo era corretto.
«Il fatto è - dice Baldacchini - che continuo a leggere informazioni e commenti che non corrispondono alla realtà dei fatti e, con un certo disagio - essendo io ormai esterno all’ambiente - mi vedo costretto a precisare alcune cose. Intanto, quell’angiografo è stato acquistato sulla base di un finanziamento statale che richiedeva una precisa e dettagliata procedura, ovvero un programma predisposto dall’Asl, trasmesso al Dipartimento regionale della Sanità, da questo approvato e poi trasmesso al Ministero. In pratica, se non vi fosse stata tale programmazione con relativa verifica nel merito da parte della Regione, tale finanziamento non sarebbe stato erogato. Quindi non vi era alcuna competenza da parte del Comitato di Area vasta. Qualora vi fosse stata, sarebbe stato il Dipartimento Regionale a richiederne il parere».
«Inoltre - prosegue Baldacchini - nel merito della scelta mi basta rimandare a quanto contenuto nella relazione tecnico-sanitaria che accompagnava la delibera di approvazione del programma. E che ben specificava motivazioni e risultati attesi da tale investimento. Sostenere che non esistono all’interno dell’ospedale della Versilia le professionalità per far funzionare l’angiografo acquistato è sbagliato ed offensivo per i professionisti che vi lavorano. Basta ricordare che l’attuale direttore della radiologia (Claudio Vignali, ndr) proviene dall’Azienda ospedaliera pisana dove da sempre svolgeva la funzione di angiografista. Ed è chiaramente riconosciuto a tutt’oggi come uno dei migliori professionisti in tale ambito. Basta ricordare, inoltre, che alcuni cardiologi dell’ospedale versiliese utilizzano spesso l’angiografo, ma accompagnando "fuori sede" i pazienti del Versilia, intervenendo cioè presso altre strutture ed utilizzando angiografi esterni. Quanto sopra - conclude - lo dico solo per chiarire i termini esatti della questione e senza altre finalità».
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