Sicurezza
Pugnalato davanti all’amico
Lo accoltella alla gola e poi scappa: il presunto omicida arrestato alla stazione
VIAREGGIO. Si è avvicinato a lui mentre stava parlando con un amico. E lo ha colpito con un pugno senza apparente motivo. Poi ha estratto un grosso coltello da cucina e lo ha pugnalato. Non è chiaro se una o più volte.
Quel che è certo è che il colpo alla gola è stato fatale a Georgy Eczet, un quarantaduenne di nazionalità ungherese, senza fissa dimora. Che da qualche mese - assieme ad altri tre clochard - aveva trovato riparo dietro il palazzetto dello sport, di fronte al campo sportivo dove si allena il Viareggio. Un giaciglio di fortuna, con qualche coperta e una bicicletta come mezzo di trasporto. In cui ripararsi dal freddo che sta arrivando. Per Georgy è stata questa l’ultima casa.
Sono le 8,40 quando avviene l’aggressione, di cui non è ancora chiaro il movente. Secondo alcuni testimoni la vittima sta parlando con un altro clochard, anche lui tra quelli che dormono dietro il palasport. Dopo la coltellata - ma i colpi potrebbero essere stati più di uno - l’aggressore fugge verso la pineta. La vittima, invece, fa qualche metro, quasi spinta dallo choc e dall’adrenalina per l’accaduto. Poi crolla a terra, a due passi dal campetto da basket all’aperto.
L’amico che è con lui, a quel punto, si fionda verso il bar del palasport gridando e chiedendo aiuto. Spiega, in un italiano con l’inflessione straniera, cosa è accaduto. Immediata la chiamata al 118 da parte dei titolari dell’esercizio commerciale, che però non sono riusciti a vedere nulla. Se non l’uomo agonizzante. Per cui non c’è nulla da fare: troppo gravi le ferite riportate. Per polizia e carabinieri - che lavorano a quattro braccia sull’omicidio - oltre ai rilievi sulla scena del delitto è il momento della caccia all’assassino.
Nel frattempo al palasport si crea il solito assembramento. Che ricorda in maniera sinistra quanto avvenne nel giugno del 2015. A pochi metri da dove ieri si trovava il cadavere del clochard ungherese c’era il corpo senza vita di Mario Guidotti, ucciso a colpi di pistola dal fratello Nicola. Ancora un lenzuolo, ancora gli sguardi sbigottiti dei passanti. Che chiedono e si domandano perché. Sembra un incubo, quello del palazzetto in via Salvatori. Che di solito accoglie lo sport, una delle cose più belle della vita. Giocatori e atleti di tutte le età, famiglie. In pochi, forse, sanno che da queste parti trovano riparo i senzatetto, gli invisibili. Ed è in questo mondo che è avvenuta la tragedia, non c’è dubbio.
Polizia e carabinieri, nel frattempo, transennano l’area, eseguono i rilievi e interrogano l’amico della vittima, testimone diretto del delitto. Che poi viene portato in caserma per mettere nero su bianco la sua deposizione. L’uomo in fuga - dice - sarebbe un uomo anche lui dell’Est europeo, che vive a sua volta nelle vicinanza del palasport. Poi si diffonde la voce di un uomo individuato in zona stazione e coperto di sangue. Dopo le 11 gli inquirenti confermano che sono stati bloccati tre sospettati dalla polizia ferroviaria. Su uno di essi vengono eseguiti degli accertamenti.
In serata gli inquirenti confermano che il sospettato e presunto omicida è stato arrestato. Si tratta di un cinquantaquattrenne della Moldavia, Serghei Gingurean, anche lui senza fissa dimora. L’uomo, dopo essere stato interrogato in commissariato dal pubblico ministero Antonio Mariotti - titolare delle indagini - alla presenza di carabinieri e polizia, viene portato in carcere a Lucca. L’arma del delitto, un coltello da cucina di grosse dimensioni, viene trovato dai poliziotti non lontano dal luogo dell’omicidio. Ma non è chiaro se sia stato l’arrestato a indicare dove fosse.
Ammesso che sia lui l’autore del delitto, resta da capire perché lo abbia fatto. Su questo gli inquirenti hanno mantenuto per l’intera giornata il riserbo massimo, spiegando che avrebbero fornito ulteriori informazioni oggi.
Choccati gli abitanti del quartiere, così come i viareggini in generale. Tre omicidi in pochi mesi, cinque se si considerano gli ultimi due anni. Nella sola Darsena, in questo lasso di tempo, sono state assassinate tre persone: oltre al delitto Guidotti e all’omicidio di ieri, avvenuti tra l’altro a pochi metri di distanza, il 31 ottobre del 2014 veniva pestato a colpi di casco Manuele Iacconi. Morto dopo un mese di agonia. Una scia di sangue inquietante, che lascia sbigottiti. Anche se c’è chi ribadisce: «I clochard? Chiedono l’elemosina, mai dato fastidio».
Matteo Tuccini
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